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Pop art italiana, anni '60 tra fantasia e ricerca

di Stefania Provinciali

13 settembre 2016, 17:47

Pop art italiana,  anni '60 tra fantasia e ricerca

La Fondazione Magnani Rocca prosegue l’indagine sulla grande arte del Novecento con «Italia Pop. L’arte negli anni del boom» la mostra d’autunno inaugurata ieri, a Mamiano di Traversetolo e da oggi aperta al pubblico. Ottanta opere sapientemente allestite negli spazi dedicati alle mostre temporanee e distribuite nelle sale della raccolta permanente così da creare una commistione fra lo straordinario patrimonio artistico-culturale conservato presso la Villa dei Capolavori ed il contemporaneo, in un coinvolgente approccio. La mostra conduce nel pieno degli anni sessanta ed oltre, quando la società, e con essa l’arte, dopo aver affrontato la faticosa uscita dai traumi della guerra vive un periodo di vivace, produttivo ottimismo, quello del boom economico. «In questo contesto la Pop Art italiana ha un ruolo fondamentale nella produzione artistica, continuando ancora oggi a esercitare una forte influenza sulle nuove generazioni di creativi» ha detto Giancarlo Forestieri, Presidente Fondazione Magnani Rocca, introducendo anche alcune novità legate all’attività della Fondazione come la ristrutturazione della serra a lato della villa che diverrà presto caffè letterario. Fra il folto pubblico presenti numerosi collezionisti prestatori delle opere ed artisti che fanno parte di quella storia pop: da Fernando De Filippi ad Antonio Fomez, da Umberto Mariani a Sergio Sarri. Ad entrare nel vivo del percorso espositivo è stato poi Walter Guadagnini, curatore assieme a Stefano Roffi della mostra e del catalogo (Silvana Editoriale). Al sindaco di Traversetolo, Simone Dall’Orto, il compito di tagliare il nastro ed aprire ufficialmente la mostra.

Dall’incontro con i precursori del linguaggio pop Gianni Bertini, Enrico Baj, Mimmo Rotella, Fabio Mauri, che hanno saputo cogliere per primi la nuova temperie culturale, emerge il nuovo clima anche sociale che andava maturando negli anni Cinquanta. E’ la fine di quel decennio quando anche Schifano, Renato Mambor, Gianfranco Baruchello riflettono sui temi dello schermo e dell’oggettualità della pittura, ponendo le basi per lo sviluppo della vera e propria stagione d’oro della Pop Art italiana tra il 1960 e il 1966. Si apre così il percorso espositivo, ricco di proposte e che trova ideale continuazione nelle sale della villa e nell’incontro con le opere storiche della collezione dove gli animali in metacrilato di Gino Marotta, le sculture di Pino Pascali, i legni di Mario Ceroli, la “Prima televisione a colori” di Gianni Ruffi dialogano infatti con gli arredi e i dipinti della Fondazione. Presente anche uno splendido e rarissimo quadro di Domenico Gnoli, grande artista morto giovanissimo, proveniente da un’importante collezione privata. Accompagnano le opere pittoriche e scultoree alcuni significativi pezzi di design dell’epoca, oltre a rimandi all’editoria e alla discografia, che permettono allo spettatore di immergersi appieno nel clima culturale del tempo. La mostra, realizzata grazie a Fondazione Cariparma, Cariparma Crèdit Agricole, media partner Gazzetta di Parma e Kreativehouse, ed un pool di sponsor tecnici, è visibile fino all’11 dicembre, tutti i giorni anche festivi, chiuso il lunedì. In contemporanea è aperta la sala dedicata alle tre opere di Monet che arricchiscono la proposta della Fondazione. Il catalogo è in vendita da oggi con la Gazzetta di Parma a 18 euro più il costo del quotidiano.