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Intervista

La sfida di Annalisa: lavorare nel mondo senza spostarsi dalle sue montagne

di Enrico Gotti

29 settembre 2016, 23:43

Negli anni ‘50 gli abitanti di Monchio delle Corti erano 3.300. Oggi 930. Sono soprattutto i giovani a scendere verso la città, ma c’è chi va controcorrente. Sono eccezioni alla regola, al fenomeno dello spopolamento della montagna, sono storie belle da raccontare. Una di queste è quella di Annalisa Battistini, 30 anni: una finestra con vista sulle montagne e un computer portatile per organizzare conferenze in tutto il mondo.

Annalisa ha studiato a Parma, nella facoltà di lingue straniere, poi è tornata nel luogo in cui è nata, a Trincera di Monchio delle Corti. Lavora per la Miller Tanner Associates, con sede negli Usa, organizza convegni di carattere medico per case farmaceutiche. Da gennaio di quest’anno ad oggi ha già organizzato trenta conferenze, sparse per il mondo, le ultime ad Atlanta, Stoccolma, Buenos Aires, Sofia, Kiev, Chicago, Pechino, Messico City, Sidney.

«Per ogni conferenza lavoriamo in quattro-cinque persone, ognuno si occupa di un aspetto. Io della gestione dei viaggi: curo il contatto fra l’agenzia e i medici, i trasporti, mi occupo dei visti». Annalisa lavora da casa, attraverso internet, e una volta al mese vola nei luoghi in cui si terranno gli appuntamenti, nelle capitali europee o in America.

«La flessibilità è la cosa più bella di questo lavoro, puoi svolgerlo da ovunque tu voglia. Però non è come un lavoro d’ufficio che dopo otto ore smetti, qui le ore di lavoro possono essere anche 15 al giorno» spiega. Annalisa lavora per la Miller Tanner Associates dal settembre 2011, dal giugno 2015 a tempo pieno.

L’azienda è stata fondata dalla moglie di Pat Battistini, attore, regista e produttore, cugino di Annalisa, il cui nonno era emigrato in America da ragazzo. Da Monchio agli Stati Uniti, un secolo dopo, viaggiano i bit, le informazioni per organizzare al meglio un lavoro, con il bosco a fare da sfondo.

Perché la montagna come casa? «Per amore - è la risposta di Annalisa - Perchè sono legata al posto in cui sono cresciuta, per la famiglia, e per Livio». Livio è un altro ragazzo che è tornato a vivere e lavorare in montagna, dopo aver studiato a Parma. Lui e Annalisa aspettano un bambino, e stanno rimettendo a posto una casa nella strada che da Trincera porta a Pianadetto.

«La cosa positiva di stare in montagna - spiega lei - è il legame speciale che hai con persone che conosci da quando sei nato. In città, è vero, tutto è accessibile. Qui è tutto a un’ora di strada. Ma dopo che ci sei da un po’ non ti sembra neanche una distanza. In altri paesi un’ora non è niente. In America non vai nemmeno a fare la spesa a meno di un’ora di strada. La cosa bella di stare in montagna è che il ritmo è diverso, è la libertà».