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salute

«Io, contagiata dalla legionella: il mio calvario continua»

Tornata a casa dopo 18 giorni in ospedale: "Ma ancora sto in piedi a malapena"

di Laura Frugoni

04 ottobre 2016, 12:33

«Sono stata ricoverata diciotto giorni, mercoledì scorso mi hanno dimesso ma sto in piedi a malapena. La legionella? Mi ha portato un grave danno fisico e anche economico: mio marito non è autosufficiente, prima di entrare in ospedale ho dovuto cercare in fretta e furia una struttura che lo ospitasse. L'ho trovata è a Bedonia. Comodo, no?».

Tiziana racconta. Non si fa pregare a spalancare il libro della sua vita proprio adesso che siamo arrivati al capitolo più ostico. Settantadue anni, per una trentina è stata infermiera strumentista di sala operatoria, abita in una palazzina di via Chierici, zona di via Pastrengo, in piena «zona rossa» del contagio e della paura. Fino a poche settimane lei stava bene, («non avevo alcuna patologia, solo da una vita prendo una pillola per la pressione e un'altra per il colesterolo»), a parte la cronica stanchezza di chi tiene sulle spalle una difficile situazione familiare.

«Mio marito ha vent'anni più di me, gli è rimasto solo il respiro. E' allettato, con il catetere, non parla più. Finora l'ho assistito da sola, avevo preso un aiutino per un'ora e mezza ma la giornata è molto più lunga... Andavo avanti. Ai primi di settembre sono cominciati i miei malesseri: dolori al torace soprattutto, come delle coltellate».

E' andata dal medico? «Non sono andata da nessuno. Speravo di superare da sola la situazione. Poi il 10 settembre, era un sabato, non ce l'ho più fatta: i dolori erano sempre più forti, avevo più di 38 di febbre. Mia figlia era fuori città, ho chiamato mio genero che mi ha accompagnata al pronto soccorso, dove mi hanno fatto una lastra al torace che non ha evidenziato granché. Ho chiesto la dimissione immediata, “ho dei problemi a casa” e allora mi hanno dato una terapia antibiotica che ho cominciato subito. La domenica mi sono svegliata che stavo malissimo: dolori lancinanti, più di 39 di febbre. Ho richiamato mio genero che mi ha portata di nuovo in ospedale. Lì sono rimasta 18 giorni».

In che reparto l'hanno messa?, quando ha saputo di essere stata contagiata dal morbo della legionella? «I primi due giorni sono rimasta al pronto soccorso. Mi hanno detto che avevo “una bella polmonite”. E' venuto il medico: “signora, probabilmente ce la farà, lei ha rischiato anche un ictus celebrale. Adesso faccio il Coumadim, un farmaco che diluisce il sangue. Devo andare quasi tutti i giorni in ospedale per il prelievo, giovedì mi fanno la Tac...». E dopo i due giorni al pronto soccorso dove l'hanno trasferita? «In Medicina d'urgenza. Più o meno dopo una settimana ho saputo che era una polmonite da legionella. Ho avuto la febbre per più di una settimana, insufficienza respiratoria, fibrillazione. Non mi sono mossa dal letto per quindici giorni: volevano dimettermi di lunedì, ho protestato “non ce la faccio neanche ad alzarmi”. Alla fine mi hanno dimessa mercoledì pomeriggio, era il 28 settembre. La mattina stessa sono venuti a casa mia i tecnici dell'Arpa a fare i prelievi per le analisi».

Dopo due settimane? «Ne erano passate quasi tre. E siccome non era venuto nessuno ero preoccupata, un giorno ho detto a mia figlia di chiamare l'igiene pubblica. Le hanno risposto che a loro non era stata inoltrata nessuna segnalazione. Pare che ci sia stato un disguido: uno pensava che l'avesse fatto l'altro...».

Cos'hanno fatto a casa sua? «C'era mia figlia, è stata qua insieme ai tecnici. Hanno lasciato aperti tutti i rubinetti per mezz'ora, l'acqua a oltre sessanta gradi. Tutti i filtri disinfettati..».

Mercoledì finalmente è tornata a casa. Quanta fatica ci vuole per ripartire? E come va con la paura? «Ho il terrore: non mi sono ancora lavata. La doccia è in un bagnetto piccolo senza finestra, penso che non la farò mai più. Nell'altro bagno c'è la vasca, ma io non mi fido: domani chiederò alla mia vicina se mi aiuta a pulirla con qualche disinfettante. Ogni volta che uso un rubinetto lascio scorrere l'acqua per un bel po'. Ho chiesto al medico del reparto quanto dura la convalescenza. “Almeno un mese” e s'è raccomandato: “stia attenta e riguardata perché con la legionella non si scherza”».

Nel suo palazzo sanno che è stata contagiata dal morbo del legionario? «Certo, lo sanno. Il peggiore bentornato me l'ha dato un mio vicino: me ne ha dette di tutti i colori perché mentre non c'ero il mio cane aveva abbaiato. Ho un Jack Russel, Gedeone, che sta sempre con me. Di domenica mi avevano ricoverato, il martedì è entrato in ospedale mio marito.... il cane era rimasto solo. Ha abbaiato, ovviamente. Ma all'una di quella stessa notte è venuta una mia vicina che ha le mie chiavi e ha portato Gedeone a casa sua». Al vicino ha spiegato quello che le è capitato? «Non mi ha lasciato neanche parlare. mi hanno detto che è andato dall'avvocato, mi vuole denunciare. Faccia quello che vuole. Nessun problema con le altre famiglie: tutte gentilissime. Anche in ospedale: sono stata molto contenta dell'assistenza medica e infermieristica. A parte quello che danno da mangiare...».

Come si sente adesso, Tiziana? «Faccio fatica a camminare. Negli ultimi due giorni sono uscita a fare due passi, ma proprio due di numero. E' uno sforzo solo arrivare alla prima panchina. Vado avanti. Se mi viene a trovare, un giorno, le offro un caffè... Può stare tranquilla: lo sa che la legionella non si trasmette da persona a persona».