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inchiesta

Sport paralimpici: tutte le opportunità a Parma

04 ottobre 2016, 07:01

Andrea Del Bue

L'effetto Paralimpiadi si sta facendo sentire. Gli atleti che hanno disputato i Giochi di Rio hanno scatenato uno spirito di emulazione tra gli spettatori e, in alcuni casi, di speranza contagiosa. Londra 2012 fu il primo vero successo planetario, Rio la conferma.

E così accade che chi è a casa a gustarsi lo spettacolo venga attraversato dall’idea di mettersi in pista, alla ricerca della disciplina sportiva più adatta alle proprie capacità. Le 39 medaglie, 11 in più di quelle conquistate alle Olimpiadi di agosto dai colleghi normodotati, sono un traino. Così come lo sono questi atleti mai superficiali nel gioire per una medaglia, mai banali nelle dichiarazioni post gara, sempre carichi di adrenalina per la prossima sfida.

Oltre ai soliti noti, come quel fenomeno di Alex Zanardi, per esempio, o quella stella tutto sorriso e vittorie di Bebe Vio. Prendiamo un Paolo Cecchetto, nome meno conosciuto, ma oro nell’handbike H2, che a fine gara ha detto: «Ragazzi, non potete capire quanto io sia felice in questo momento. Roba che adesso mi alzo e cammino».

Positività da vendere. Oppure la nostra Giulia Ghiretti, poche parole, valanga di fatti, sorrisi e coraggio, capace di un argento e un bronzo, ma mai dubbiosa nell’attribuire maggiore valore a quel terzo posto, perché inaspettato e frutto di sacrifici, lavoro e fatica. Ancora: Monica Contrafatto, che dal letto di ospedale, dopo aver perso una gamba in un attentato in Afghanistan dov’era in missione militare, guarda Martina Caironi vincere l’oro nei 100 metri a Londra.

«Ci devo andare anch’io», dice la ragazza. L’appuntamento è quattro anni dopo a Rio: Caironi, portabandiera azzurra, ancora oro; Contrafatto bronzo, nella stesa gara. Funziona così, in Italia, nel mondo. Ma anche a Parma, dove il movimento paralimpico è in continua crescita, per cultura, numeri e qualità.

Sono ben 22 le discipline che si possono praticare sul nostro territorio, tra città e provincia: atletica, wheelchair basket, scherma, calcio, nuoto, sitting volley, wheelchair hockey, tennis, sci, tennis tavolo, sollevamento pesi, tiro con l’arco, rugby, arti marziali, baseball, handbike, mountain bike, pesca, canoa, bocce, calciobalilla, golf.

Questi ufficialmente, ma in realtà, grazie alla disponibilità di società sportive o singoli istruttori, ci si è organizzati anche per orienteering, pallamano, equitazione, triathlon, vela, pallamano, automobilismo, arrampicata. E l’elenco è in continuo aggiornamento. I praticanti sono un centinaio; alcuni fanno più di un’attività. Tutto ruota attorno al Cip (Comitato Italiano Paralimpico) che permette l’attività di disabili sia fisici, sia intellettivi relazionali; questi ultimi grazie alla Fisdir (Federazione italiana Sport Disabilità Intellettiva Relazionale), in una efficace collaborazione con Special Olympics, organizzazione che fa praticare attività sportive alle persone con disabilità intellettiva. Nell’avviamento all’attività sportiva gioca un ruolo importante anche «Sport-ell-tutti», lo sportello dedicato all’avviamento allo sport dell’Università di Parma, in convenzione con Cip, Cus, Comune, Provincia, e in collaborazione con Ausl, Aci, Inail, Coni. E il nostro Ateneo ha anche il corso di laurea magistrale «Scienze e tecniche delle attività motorie preventive e adattate», dove si studia anche la personalizzazione delle attività motorie in base alle peculiarità dei singoli individui. In campo c’è anche l’impegno di «Abili allo Sport», associazione di promozione sociale dello sport disabile che, con il progetto «Portiamoli a Rio», ha sostenuto i dieci atleti più rappresentativi del territorio con una campagna di comunicazione e una raccolta fondi. E per Andrea Grossi, delegato provinciale del Cip, si può ancora fare tanto: «Parma, se confrontata ad altre realtà, vicine e lontane, è un’isola felice – osserva -, perché avere la possibilità di praticare 22 discipline non è da tutti. Siamo però consapevoli del fatto che ci sono ampi margini di crescita». I progetti in ballo sono diversi e importanti: la possibilità da parte di mediatori familiari di fare uno stage all’interno delle associazioni sportive; la prossima apertura del Centro Sportivo Paralimpico; l’istituzione di punti informazione Cip all’Inail e al Cpo (Centro Presidi Ortopedici). «Sono tutte iniziative finalizzate ad allargare la base di praticanti – spiega Grossi -. Giulia Ghiretti in questo momento è l’atleta più rappresentativa del nostro mondo, è la campionessa che vince medaglie e che può fare da traino, ma l’importante è capire che si può fare attività sportiva a qualsiasi livello». E Grossi racconta una storia da prendere a modello: «Penso a Maria Agostino – conclude Grossi -, una donna, una madre, che tramite le nostre strutture e le nostre persone ha potuto scoprire il sitting volley. Come lei possono farlo tanti altri».