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IL CASO

Cumuli di rifiuti, nutrie e incuria: Spip, desolazione e abbandono

Discariche a cielo aperto e cattedrali nel deserto: 150 dipendenti della SiGrade ostaggi del degrado

di Margherita Portelli

13 ottobre 2016, 01:50

Cumuli di rifiuti, nutrie e incuria: Spip, desolazione e abbandono

Ci sono erbacce e rovi divenuti alberi. Cumuli di rifiuti abbandonati e segni evidenti di spazzatura data alle fiamme. Aiuole, come giungle, che ospitano nutrie di dimensioni record, ratti, serpenti e nuvole di zanzare. L’abbandono è tale da aver trasformato la zona in rifugio serale prediletto per chi cerca intimità. C’è desolazione, capannoni che svettano in mezzo al nulla come cattedrali nel deserto.

La vicenda del quartiere Spip, area industriale nella periferia nord della città, è tristemente nota: il fallimento della società pubblica, le indagini della magistratura, il buco milionario. Ma come si presenta, ad oggi, quell’area?

La situazione dell’incuria dell’area Spip 2, tra via Forlanini e via Veronica, lascia senza parole. Ogni giorno, alla SiGrade - azienda del gruppo Cedacri che dal 2009 si è trasferita nel comparto industriale dello Spip - 150 persone devono fare i conti con una situazione di degrado senza paragoni.

I lotti di terreno edificabili sui quali non si è mai costruito, tutto intorno, ospitano, nell’ordine: vere e proprie foreste di erbacce, una cassa d’espansione del canale Naviglio (che teoricamente doveva essere temporanea) attorno alla quale prolificano svariate specie di animali (come le nutrie che finiscono poi per popolare il parcheggio dell’azienda), posteggi inutilizzati e totalmente abbandonati che ospitano sempre più spesso discariche.

Anche a livello di servizi, la zona è abbandonata a sé stessa: quasi inutile specificare che, laddove da progetto doveva esserci il capolinea di una linea di autobus, ora non c’è un bel niente: chi ogni giorno deve raggiungere il posto di lavoro deve farlo per forza in automobile.

«Dopo tanti anni siamo quasi rassegnati a questa situazione di totale abbandono - commentano, con amarezza, Francesco Piovani, direttore generale, e Lorenzo Lippolis, direttore operativo della SiGrade -. Abbiamo più volte segnalato lo stato di quest’area alle amministrazioni comunali che si sono succedute e abbiamo interpellato l’Ausl, ma i problemi permangono. Se almeno chi è tenuto a mantenere il verde facesse il proprio dovere, sarebbe già qualcosa: ci sono “aiuole” adiacenti al nostro ingresso principale sulle quali noi non possiamo in alcun modo intervenire, perché non sono di nostra proprietà, totalmente selvagge. Il senso di incuria che ne deriva è notevole, per non parlare dei campi abbandonati tutto intorno».

«La situazione della cassa d’espansione è particolarmente pesante - continuano -, basta dire che è capitato più volte ai dipendenti di ritrovarsi a tu per tu con le nutrie, la sera, andando a riprendere la macchina nel parcheggio».

La condizione d’uso delle vasche di laminazione provvisoria è in effetti preoccupante: acqua stagnante nella brutta stagione, infestazione di roditori e zanzare. A tutto questo, poi, si aggiunge l’inciviltà di chi approfitta di queste zone abbandonate per scaricare la propria immondizia (talvolta anche dall’auto in corsa), creando cumuli di rifiuti che poi qualcuno pensa «bene» di bruciare.

Ironia della sorte, il contorno è emblematico: da una parte il camino del tanto contestato termovalorizzatore, dall’altra, sullo sfondo, l’abbazia di Valserena, con la sua imponente bellezza. Una cornice di contraddizioni per un quadro di desolazione.