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Libia

Altri dipendenti Bonatti hanno rischiato il sequestro

21 ottobre 2016, 11:32

Punta ad accertare eventuali omissioni da attribuire ai vertici della Bonatti, l’inchiesta della procura di Roma sul sequestro e la morte di due tecnici dell’azienda, Salvatore Failla e Fausto, uccisi il 2 marzo scorso in Libia in un conflitto a fuoco tra i rapitori ed i miliziani.
Dopo le perquisizioni fatte ieri dai carabinieri del Ros, alla presenza del pm Sergio Colaiocco, e le audizioni, proseguite anche oggi, di dirigenti e dipendenti, è emerso che in una pluralità di occasioni, e non solo quindi il 19 luglio 2015 quando furono sequestrati Failla, Piano ed i colleghi Filippo Calcagno e Gino Pollicardo, i dipendenti della Bonatti hanno rischiato di finire nel mirino di bande criminali locali a causa di trasferimenti fatti via terra e senza scorta.
In particolare è stato accertato che nel periodo febbraio- luglio 2015, periodo in cui l’ambasciata italiana a Tripoli era chiusa, alcuni trasferimenti di tecnici ed operai provenienti dall’Italia e destinati a Mellitah, zona interna della Libia ed in cui ci sono cantieri di lavoro della Bonatti, sono stati effettuati utilizzando auto con il solo autista, e non via nave (dall’isola di Djerba, in Tunisia) secondo quanto previsto dai protocolli depositati presso la Farnesina.
Per le morti di Failla e Piano è indagato nella capitale Dennis Morson, responsabile della logistica in Libia per conto dell’azienda parmigiana. Omicidio colposo e violazione delle norme che tutelano le condizioni di lavoro dei dipendenti i reati ipotizzati nei suoi confronti. Il manager si è avvalso della facoltà di non rispondere.