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FERRARESE

Vincono le barricate: niente profughi a Gorino

25 ottobre 2016, 12:32

«L'ipotesi di ospitare dei profughi a Gorino non è più in agenda. Ha prevalso la tranquillità dell’ordine pubblico, non potevamo certo manganellare le persone. Questo fenomeno o si gestisce insieme con buonsenso oppure non si gestisce». Lo ha detto Michele Tortora, prefetto di Ferrara, dopo le barricate antiprofughi, fatte dai residenti, che ieri sera hanno impedito l’arrivo di 12 donne profughe a Gorino, nel Ferrarese.

La mediazione Le 12 profughe (una incinta) il cui arrivo in un ostello di Gorino requisito dal Prefetto per l’accoglienza in emergenza era stato accolto da barricate erette in tre punti d’accesso alla cittadina del Delta del Po, sono state sistemate a Comacchio (4), Fiscaglia (4) e Ferrara. La decisione è venuta da una mediazione tra forze dell’ordine e manifestanti e l’intervento del sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani e dei colleghi del territorio.

"Non è una vittoria" La decisione di abbandonare l'ipotesi di accogliere i profughi a Gorino, nel Ferrarese, dopo le proteste dei residenti, è una sconfitta dello Stato? «Certo non è una vittoria». Ha risposto così Michele Tortora, prefetto di Ferrara, rispondendo ai giornalisti nella conferenza stampa convocata in prefettura dopo le barricate antiprofughi.
«La gestione di questi problemi - ha detto il prefetto - va affrontata con buon senso e spirito di collaborazione da parte di tutti. Per questo rinnovo l’appello a istituzioni, enti locali, persone e associazioni ad aiutarci».
Di fronte a chi gli chiedeva se la decisione di cedere alla protesta sia stata condivisa con il Viminale il prefetto ha risposto: «chiedetelo al Viminale».

Era un modello «A Gorino abitano circa 700 persone, ieri sera mezzo paese era in strada. E malgrado i tentativi di mediazione non ci sono state possibilità di trovare una soluzione». Michele Tortora, prefetto di Ferrara, in una conferenza stampa ha ricostruito così l’episodio di ieri sera, quando in un paese del Delta del Po sono state alzate le barricate in strada per impedire l’arrivo di un pullman con dodici donne, di cui una incinta. «Fino a un paio di mesi fa - ha detto Tortora - Ferrara era una sorta di piccolo modello di accoglienza diffusa, non c'erano state manifestazioni di intolleranza. Sabato dall’hub di Bologna ci è arrivata una richiesta per accogliere un nuovo contingente e che non era possibile un differimento, perchè in queste ore sono in arrivo altri 450 profughi e gli sbarchi stanno continuando. Visto che le strutture attuali non potevano ospitare nuovi profughi ho adottato il provvedimento di requisizione dell’ostello di Gorino. Primo perchè Goro (Gorino è una frazione, ndr) è uno degli otto comuni che non accoglie nessuno, poi nella presunzione che in ottobre non ci fosse un grande traffico di turismo».
Da quel momento è partito il tam tam che ha alimentato la protesta. «Ho firmato il provvedimento alle 12.55 - ha detto - il titolare dell’ostello ha dato la notizia in paese e si è rapidamente diffusa, peraltro in maniera non corretta, perchè giravano voci su 50 persone in arrivo che avrebbero occupato tutto il paese. Abbiamo preso atto della situazione e, col coinvolgimento di sindaci vicini, abbiamo trovato soluzioni alloggiative per queste 12 donne e chiuso la vicenda verso le 11 di sera».

La Regione «L'episodio di Goro e Gorino è molto grave e molto triste. E’ la prima volta che capita in Emilia-Romagna, regione la cui storia e tradizione, oltre che il presente, sono fatte di accoglienza e integrazione. E’ assurdo arrivare a tanto, ad alzare barriere. E trovo tragico e incomprensibile che lo si faccia contro 12 donne e i loro figli in un paese in cui a oggi non vi sono profughi. Così come è del tutto inaccettabile che alcune forze politiche tendano a strumentalizzare e cavalcare queste manifestazioni di intolleranza alimentando paure, timori e ulteriori divisioni».
La vicepresidente della Giunta regionale Emilia-Romagna, Elisabetta Gualmini, interviene sulle barricate nel paese del Ferrerese.
«Sia chiaro - prosegue - che nè a Goro nè in Sicilia riusciremo a fermare flussi di immigrazione globale che continueranno per i prossimi 30-50 anni. Chi pensa il contrario vende illusioni e utopie. L’unica soluzione, dunque, al di là delle divisioni politiche, è gestire al meglio questi fenomeni, come chi occupa posizioni di governo prova a fare».