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MONCHIO

Il Bar Ciambellino protagonista su «Io Donna»

di Enrico Gotti

06 novembre 2016, 23:30

Il Bar Ciambellino protagonista su «Io Donna»

Il Bar Ciambellino e tutto l’Appennino che gli ruota intorno sono i protagonisti di un reportage pubblicato su «Io Donna», il settimanale del «Corriere della sera». Il locale di Monchio delle Corti è la seconda tappa del «Giro d’Italia in 20 bar (sospesi nel nulla)», con quattro pagine, a firma di Fabio Genovesi e fotografie di Armando Rotoletti, in cui un bar diventa l’occasione per parlare della montagna autentica, di chi ci è nato, di chi, dopo il diploma o la laurea, ci è tornato per vivere e lavorare. Come Rachele Gorreri, vent’anni, che dopo avere frequentato le scuole superiori a Parma ha riaperto quest’estate il Ciambellino, quello che era stato il locale dei suoi nonni, ritrovo di generazioni e generazioni, che aveva chiuso dieci anni fa, all’inizio del 2000. «Sono orgogliosa di averlo riaperto – dice –, è impegnativo, ma mi piace tutto. Quest’articolo è una bella sorpresa» Insieme a lei, dietro il bancone, si alternano i genitori, la mamma Magda e il papà Davide, che fra una tazzina servita e un altra deve essere pronto per partire subito, visto che è veterinario, e può essere chiamato in una stalla in caso di emergenza. «Per favore due canzoni e un caffé» è il titolo dell’articolo, e la musica è quella della chitarra di Ezio Rozzi, agricoltore, presidente della cooperativa di Vairo che produce il parmigiano-reggiano solo con il latte di montagna, ed è definito il «Johnny Cash dell’Appennino».

È uno dei simboli dell’amore per la montagna, come lo sono anche i giovani che si danno da fare per far vivere queste «isole» del cuore, lontane dalla città, fra boschi, lupi e aquile reali. Rachele non è l’unica: ci sono altri che come lei; nel reportage pubblicato ieri su «Io donna» ecco quindi comparire Oscar, diplomato in clarinetto al conservatorio, tornato in montagna per fare il falegname, Alberto, che ha riaperto la stalla del nonno, Vittorio, «con i capelli rasta che alleva le capre e taglia la legna» e Andrea, fratello di Rachele, che dopo la laurea in fisica sogna di lavorare su in montagna, alla prese con un allevamento di trote fario dell’Appennino, dorate, ognuna dotata con un microchip dell’università di Parma, «perché l’unico posto al mondo in cui puoi trovarle è qui».

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