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EDITORIALE

Lettera da San Leonardo: un quartiere difficile

13 novembre 2016, 13:56

Lettera da San Leonardo: un quartiere difficile

Caro direttore,
sono una delle titolari di un'attività commerciale nel quartiere San Leonardo, che non è solo degrado, violenza e illegalità ma è fatta di persone e negozi, come il mio che, se già nella realtà di una crisi economica attuale cerca di restare a galla, oltretutto non è facilitato dal contesto. È giusto dare risalto e notizia di quello che accade nel nostro quartiere, non dobbiamo finire nell'oblio ma le foto usate per gli articoli, dove compare anche la mia insegna, (e la potenza delle immagini, come delle parole, non è da sottovalutare) sono uno smacco al cuore ma anche al portafogli. Col mio negozio ci devo vivere e mantenere una famiglia, occorre cercare soluzioni ma nel frattempo cerchiamo di non danneggiare con "pubblicità negativa" anche quei pochi che cercano di resistere.
Rossana Conti - Parrucchiera Rossana, via Trento 24/d, Parma

Gentile Rossana,
mi spiace se il suo negozio ha ricevuto una pubblicità negativa dal nostro servizio dell'11 novembre; e, per quello che valgono, le porgo le mie scuse. Credo però, me lo lasci dire, che nessun lettore al mondo potrebbe pensar male del suo negozio solo per averlo visto sullo sfondo, in una fotografia, in un servizio sul quartiere San Leonardo. È evidente che i problemi di quell'area non sono colpa delle persone oneste che vi abitano e vi lavorano; persone che, anzi, sono le prime a essere danneggiate dagli spacciatori e dagli altri loschi figuri che stanno occupando le vostre notti, e forse non solo le notti.
San Leonardo non è solo degrado e violenza, lei dice. Non c'è dubbio. È fatto appunto da persone che vi abitano e da negozianti che vi lavorano. Certo. Ma è proprio per aiutare queste persone e queste negozi a non sentirsi soli che noi della Gazzetta richiamiamo l'attenzione su una microcriminalità (termine che non mi piace: la criminalità non è mai micro) che rende San Leonardo un quartiere difficile. Lo facciamo, credo, con equilibrio, senza drammatizzare: abbiamo scritto più volte che Parma non è Scampia e San Leonardo non è il Bronx. Però i parmigiani ricordano quando la città era tutta più tranquilla e più vivibile, e non bisogna rassegnarsi al peggioramento.
Cara signora: sa perché pubblico la sua lettera in prima pagina, come editoriale? Perché mi offre uno spunto che mi intriga. E cioè, quello di ricordare a tutti che la polvere va rimossa, non nascosta sotto il tappeto. Ci sono troppe persone che vorrebbero che di certe cose non si parlasse. Non mi riferisco a lei (la sua lettera è anzi comprensibile e molto garbata) ma, mi creda, la tentazione di minimizzare i problemi, quando non di tacerli, è sempre molto forte da parte di chi avrebbe la responsabilità e il dovere di affrontarli.
Quando c'era Lui, cioè Mussolini, il problema della delinquenza fu affrontato, tra l'altro, anche abolendo la cronaca nera. Delitti, rapine, furti (lo spaccio di droga ancora non c'era, almeno nelle strade) non finivano sui giornali e gli italiani si convinsero che il fascismo aveva garantito l'ordine e la legalità. Ma non era vero.
Oggi Lui non c'è più, e non c'è più neppure il monopolio dei giornali nell'informazione, per cui replicare una censura del genere sarebbe impossibile. E ovviamente sarebbe anche, oggi come allora, sbagliato. Per questo i giornali almeno quel ruolo - di denuncia e di richiamo - lo conservano, e lo debbono esercitare.
michele.brambilla@gazzettadiparma.it