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EDITORIALE

Il Trump presidente resta sempre Trump

di Paolo Ferrandi

21 novembre 2016, 15:09

Il Trump presidente resta sempre Trump

Aquasi due settimane dalle elezioni possiamo cominciare a capire che tipo di presidenza sarà quella di Donald Trump? Forse sì, ma, finché non avremo un quadro più completo sarà difficile fare affermazioni definitive. Comunque proviamoci. Partiamo dalle invarianti. Donald Trump continua ad essere Donald Trump: è dotato di un ego strabordante, possiede case anch'esse strabordanti per sfarzo - arredate, diciamo, in modo non minimalista - e continua imperterrito a comunicare via twitter in modo diretto rifiutando, anzi ponendosi in polemica diretta, con la mediazione giornalistica. Solo ieri ha di nuovo attaccato il cast di «Hamilton» - il vicepresidente Mike Pence è stato fischiato nel teatro dove il musical viene rappresentato - e il «Saturday Night Live», il programma satirico più visto degli Stati Uniti. Non gli piace la parodia che di lui fa Alec Baldwin e ci tiene a farlo sapere. Un po' come se Renzi se la prendesse tutte le settimane con Crozza. Vedremo se questo tipo di comunicazione informale verrà mantenuta anche quando Trump entrerà ufficialmente alla Casa Bianca. Veniamo ora alla prima informata di nomine. Cominciamo dalle due più importanti, in un sistema fortemente presidenziale come quello americano. Reince Priebus - il capo del Republican National Commettee, una figura forte del Partito da sempre attento a mediare l'ortodossia del Grand Old Party con il pensiero eretico del magnate - è diventato Chief of Staff, il capo dello staff presidenziale. Un colpo segnato dall'establishment repubblicano, quindi. Però Trump ha anche nominato, come Chief Strategist, cioè, sostanzialmente come principale consigliere politico, Steve Bannon, lo stratega della sua campagna elettorale vincente. Bannon è un outsider, molto diverso da un repubblicano classico. E' l'amministratore - e uno dei fondatori - del sito Breibart.com che ha dato voce alla destra radicale Usa. Anzi - usando un termine che è diventato di successo - è una delle figure di riferimento della «alt.right», la destra alternativa che è una componente importante della discussione politica in rete negli Stati Uniti. Lui si definisce un «nazionalista economico» e condanna ogni tipo di razzismo e antisemitismo, ma probabilmente in questo non è in sintonia con i lettori del suo sito. Un colpo per la destra radicale e movimentista, quindi. Le prime tre nomine «operative», poi, sono spostate a destra. L'Attorney general, cioè il ministro della Giustizia, designato è il senatore dell'Alabama Jeff Sessions. Sessions non riuscì a diventare procuratore federale per le sue affermazioni di sapore decisamente razzista. Mike Pompeo, il deputato del Kansas che dirigerà la Cia, è stato un critico spietato di Hillary Clinton per l'«affaire» di Bengasi ed è nemico giurato dell'accordo con l'Iran. Il generale Michael Flynn, scelto come consigliere per la Sicurezza nazionale, ha fama di essere durissimo contro il radicalismo islamico, con la tendenza a confondere, però, tutto l'Islam con il terrorismo. La probabile scelta del generale in pensione James «Mad Dog» Mattis come segretario alla Difesa conferma questa impressione. La massima più famosa di «Cane Pazzo», data ai suoi marine in Iraq, è questa: «Siate gentili, siate professionali ma dovete avere un piano per uccidere chiunque incontrate». Proprio ieri, poi, Priebus ha confermato che l'Amministrazione pensa a un fermo temporaneo dell'immigrazione dai Paesi dove è presente il terrorismo islamico. Se davvero Mitt Romney - che fu sconfitto da Obama nel 2012 e che è un repubblicano ortodosso - diventerà Segretario di Stato dovrà combattere mille battaglie per mantenere al centro la barra dell'Amministrazione.
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