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Il racconto della domenica

Vetrate e grandi luci per il ballo

di Lisa Pancaldi Schianchi -

11 dicembre 2016, 18:02

Vetrate e grandi luci per il ballo

Cinema, teatro e balere erano un divertimento assicurato per una cittadina ricca di storia antica. Aveva fatto parte di un ducato e prima ancora era stato il territorio di una famiglia principesca. Gli abitanti ne andavano fieri e non c'era occasione in cui non lo facessero notare. Erano orgogliosi della loro piazza e di tutto ciò che rendeva piacevole l'insieme di questo nucleo.

Il palazzo che era stato dei principi era sempre aperto per chi lo volesse visitare. Il salone d'entrata era l'unico ambiente adibito a feste e a qualche ricevimento importante. Soprattutto era adibito a sala da ballo, poiché non esisteva in paese altro luogo per questo divertimento.

Giovani e anziani volteggiavano per intere serate in quella bellissima sala di specchi. Un bel giorno il palazzo venne venduto, anche se rimaneva monumento nazionale. Così, niente più balli, niente più incontri che avevano avuto un lieto fine.

Si pensò di costruire un luogo solo per il ballo. Si contattò un bravo architetto e con un buon progetto si iniziò a lavorare. Dopo qualche mese l'edificio fu completato. Vetrate e grandi luci l'abbellirono. Era ciò che di più moderno si potesse vedere.

L'inaugurazione fu una festa magnifica e il nome che fu dato davvero appropriato: la Spirale. Proprio per il movimento di architettura a cui assomigliava. Un luogo elegante e il proprietario lo aveva arredato in modo davvero chic.

Orchestre famose e cantanti noti richiamavano gente anche dai paesi vicini. Il locale aveva un'impronta signorile. Quindi l'accesso era ad invito e soltanto per gente di un certo ceto sociale. Le serate solo con l'abito da sera, si beveva champagne. Non era il luogo per gli abitanti del paese che erano di origini modeste. Non era possibile che esistesse una discriminazione per un divertimento.

Il malcontento era evidente, ma dopo una riunione degli insoddisfatti si chiese al Comune una vecchia costruzione proprio in fondo al paese, che non aveva mai avuto alcuna funzione. In poco tempo alcuni volontari si offrirono per un piccolo restauro.

Alla Spirale c'era il lusso, c'era un'etichetta da rispettare, anche se il tutto sembrava persino forzato. Nel rinnovato edificio, invece, si incontrava la vita vera, ragazzi e ragazze che ogni domenica sapevano di non restare delusi: bastava un abitino grazioso, per gli uomini c'erano i primi jeans. Le consumazioni erano una gazzosa e una Coca-Cola.

Tornavano stanchi, ma erano stati felici e, soprattutto, erano stati se stessi. La chiamavano l'Incompiuta, quella costruzione senza fronzoli e con le rifiniture non ancora ultimate. Era la rivalsa, dopo l'arrabbiatura iniziale: una specie di ricompensa.

Dopo tanto lusso per chi aveva possibilità economiche, anche loro, gente di poche pretese, aveva avuto la propria sala da ballo. Incompiuta o Spirale? A voi la scelta!