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il caso

Molestie sul bus, il Centro Antiviolenza: "Non giudicate quella ragazza"

17 dicembre 2016, 11:55

Ha fatto il giro del web la testimonianza di una studentessa universitaria parmigiana che ha raccontato un episodio accaduto sulla linea numero 7: un approccio di un ragazzo a una ragazza che passa dalle chiacchiere alle molestie, alla paura. La testimone è intervenuta quando ha pensato che le cose potessero prendere una brutta piega ma, oltre alle colpe evidenti del ragazzo, ha posto una riflessione: "Ciò che mi preoccupa veramente è che una ragazza di vent’anni non abbia saputo riconoscere il limite PRIMA di averlo sorpassato. Perché ha dato tutte quelle informazioni a un ragazzo che la trovava bella? Perché, fino al punto limite che l’ha avviata alla paura, c’era in lei un certo sorriso “appagato”, quasi lusingato dalle attenzioni ricevute, proprio quel sorrisetto ingenuo e innocente, che ho osservato sin dall’inizio e che mi aveva fatto pensare che fossero amici? A mio parere, se non insegniamo alle nostre giovani ragazze, alle future donne, ad amarsi da sole, a non rincorre banali lusinghe che mascherano beceri istinti puramente sessuali, a non essere così ”credulone”, ad autoapprezzarsi…beh, non credo si possa fare un vero cambiamento".

Proprio su questo tema interviene il Centro Antiviolenza di Parma, continuando una collaborazione avviata da tempo con la Gazzetta di Parma.

"Da qualche giorno circola in rete la testimonianza di una ragazza di Parma che racconta come, nell’indifferenza della maggior parte delle persone, sulla linea degli autobus 7 – quella che collega la stazione con il campus universitario – una studentessa sia stata vittima di violenza da parte di uno sconosciuto.
Non mettendo in dubbio la buona fede della ragazza che scrive e anzi plaudendo all’attenzione mostrata nei confronti di un’altra donna, essendo stata lei l’unica ad intervenire per aiutare una persona evidentemente in difficoltà, vorremmo però cercare di superare i soliti pregiudizi che accompagnano queste vicende. Proprio per questo motivo ci pare doveroso dire che noi siamo dalla parte della ragazza. Non di quella che racconta quanto successo, ma quella che ha vissuto l’episodio in prima persona, di quella che solitamente viene definita la “vittima” della violenza e che in questo caso, proprio a causa del racconto diffuso sulla rete, è stata vittimizzata un’altra volta dalle parole della impavida “testimone”. Vorremmo dire a quella ragazza che ha subito la violenza che noi siamo dalla sua parte. Sempre. Che per noi dovrebbe essere libera di sedersi ovunque voglia, che siano i sedili di ultima fila di un autobus o le panchine della stazione in piena notte perché non esistono posti sicuri e posti “infelici” (come si spiegherebbe allora che la maggior parte delle violenze vengono commesse in ambiente domestico, in quella casa che da sempre è l’emblema della sicurezza?). Vorremmo dirle che deve essere sempre libera di accettare un complimento, di apprezzarlo e anche di sorriderne senza che per questo debba essere “chiamata” ingenua e/o superficiale e senza che per questo venga messa in dubbio la sua autostima. Vorremmo dirle che non è colpa sua. Mai. Ci piacerebbe farle sapere che tutte queste cose non la rendono responsabile di ciò che è successo su quell’autobus. Perché c’è un solo responsabile ed è il ragazzo.
E poi vorremmo dire alla “testimone” per niente silenziosa e a tutte/i quelle/i che hanno condiviso le sue parole che “il vero cambiamento” ci sarà quando gli uomini impareranno a rispettare una donna e le sue decisioni, quando gli uomini si innamoreranno della sua libertà e quando nessuna donna verrà giudicata o colpevolizzata per un atteggiamento che noi riteniamo sbagliato. Perché tra dire «ah ma la ragazza era vestita provocante….così bella poi!» e «insegniamo alle nostre giovani ragazze, alle future donne, ad amarsi da sole, a non rincorre banali lusinghe che mascherano beceri istinti puramente sessuali, a non essere così ”credulone”, ad autoapprezzarsi» non c’è davvero nessuna differenza."