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INCONTRO

L'astrofisica 27enne scopritrice di stelle

di Margherita Portelli -

22 dicembre 2016, 23:00

Scoprire una stella è già un’impresa, figuriamoci scoprirne due e a soli 27 anni. Il fascino dell’universo, al «Maria Luigia», ha preso forma e si è mostrato a studenti e appassionati nelle vesti di una giovane donna bionda.

Di mestiere: astrofisica. Il convitto Maria Luigia, nell’ambito del progetto di aperitivi culturali offerti alla cittadinanza, ha portato a Parma Marta Burgay, dell’Osservatorio Astronomico di Cagliari, che nel 2003 ha scoperto la prima stella pulsar doppia. Ad incantare i ragazzi del «Maria Luigia» e dell’«Ulivi» in mattinata, e i tanti cittadini intervenuti nell’incontro serale, è stato un particolarissimo laboratorio di astrofisica che la scienziata ha impostato come un «viaggio» tra le pieghe dello spaziotempo, partendo da una panoramica sulla radioastronomia. «La radioastronomia ha aperto nuove finestre e possibilità della conoscenza - ha spiegato l’ospite, introdotta da Francesca Dosi -. Ha portato, ad esempio, alla scoperta delle pulsar: stelle morte che continuano a ruotare con estrema regolarità, dando l’idea di una pulsazione. Le pulsar sono orologi cosmici di precisione: dal 1967 fino ad oggi ne sono state scoperte 2500».

Pensate che un cucchiaino da caffè di neutroni che compongono le stelle pulsar peserebbe più di tutta l’umanità, eppure i segnali che emettono questi «orologi cosmici» sono così lievi che per intercettarli sono necessarie strumentazioni enormi e sofisticate. «Le pulsar hanno contribuito a verifiche sperimentali sulla teoria della relatività di Einstein e hanno permesso di testare l’emissione delle onde gravitazionali» ha spiegato l’esperta, nata a Torino quarantuno anni fa e residente a Cagliari, tra le maggiori divulgatrici della ricerca scientifica italiana. Autrice di numerose pubblicazioni su riviste internazionali, l’astrofisica ha preso parte a numerosissimi seminari e convegni in tutto il mondo. «Questa scoperta ha significato parecchio per il nostro Paese - ha continuato la Burgay rivolgendosi al pubblico -. La doppia pulsar è un unicum, il laboratorio migliore ad oggi esistente per verificare le teorie sulla relatività». Ma come si arriva a un traguardo del genere? «Io in realtà non avevo la passione sfrenata per il cielo e le stelle – ammette la Burgay -: molti astrofili, a dire il vero, conoscono le costellazioni ben più di quanto non le conosca io. Ho scelto la facoltà di Astrofisica perché ero particolarmente brava nelle materie scientifiche, e ancora giovanissima, durante il dottorato, mi sono ritrovata nel bel mezzo di una scoperta incredibile».