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agricoltura

Dalla terra alla tavola: la sfida della Maghei

di Ilaria Moretti -

27 dicembre 2016, 23:00

Dalla terra alla tavola: la sfida della Maghei

Altro che quote rosa. Nell’azienda agricola Maghei, a Casale di Mezzani, le donne battono gli uomini 3 a 1. Ci lavorano Mirella, la mamma, Aurora e Valentina, le figlie: e se è vero che il titolare è il papà, Pierluigi, la supremazia numerica è indiscutibile. Ma che si sia maschi o femmine, qui la filosofia è la stessa: arrivare direttamente al consumatore, chiudere il cerchio della filiera, rendere massima la tracciabilità.

Tutto parte dai vegetali, coltivati con metodo biologico: dalla lavanda alle erbe aromatiche, dai frutti antichi a quelli piccoli, dai grani antichi (fatti macinare a pietra a Fivizzano) agli ortaggi di stagione. E sono proprio questi gli ingredienti che, lavorati nel laboratorio aziendale, daranno forma, gusto e sapore a confetture, salse, giardiniere, prodotti sottolio, in agrodolce e da forno. Non mancano gli animali: galline, oche e tacchini per la produzione di uova. L’ultimo passaggio per arrivare ai clienti? Al punto vendita in azienda se ne è da poco aggiunto un altro a Parma, al civico 9/a di borgo della Cavallerizza, ma i Maghei sono impegnati tutti i giovedì mattina anche a San Polo di Torrile dove va in scena il mercato di «Campagna Amica», il circuito nazionale di vendita diretta a cui hanno aderito.

«Dopo 40 anni di lavoro in fabbrica mio padre ha deciso di seguire la sua passione e così tre anni fa ha avviato l’azienda», racconta la 24enne Valentina, che fa anche parte del coordinamento provinciale «Donne impresa» di Coldiretti. Un po’ di terreni c’erano già perché i nonni venivano dal mondo dei campi, altri sono stati presi in affitto. Comporre la squadra della «Maghei Pierluigi» non è stato difficile: «Proprio in quel periodo ho finito la scuola da estetista» ricorda la giovane. Avrebbe potuto proseguire su questa strada: invece ha scelto di lanciarsi nella nuova avventura di famiglia insieme ai genitori. «Mi piaceva l’idea della riscoperta di varietà antiche, di prodotti buoni», sorride. E a luglio di quest’anno anche l’ultima tessera del mosaico è andata a posto con l’entrata in scena della sorella Aurora, 41 anni il 16 gennaio. «Lavorava nella gastronomia di un supermercato, ha grande esperienza e passione in questo campo, quindi è lei che si impegna nel laboratorio di trasformazione insieme a mia mamma. Mio padre si occupa dei terreni e degli animali, mentre io, oltre al laboratorio, mi dedico alla vendita e al rapporto con i clienti». C’è passione nel racconto di Valentina, che sottolinea come questa avventura sia nata anche grazie alle opportunità della legge di orientamento: «Il bello di avere un laboratorio in azienda è che puoi recuperare le ricette della zia e della nonna. Mia mamma poi trova continuamente ricette sui suoi libri». E allora via con la fantasia e la creatività che portano a «confetture mix» quali pesca e lavanda, cacao e fragola o a plumcake con zucca e gocce di cioccolato. «Vedere che i clienti ritornano, che ti danno fiducia, è una grande soddisfazione», aggiunge. Del resto sua è l’idea di sbarcare a Parma: per farsi conoscere ma anche per avvicinarsi a chi già li apprezza. Ma c’è di più: «In azienda organizziamo anche eventi come ricerca delle erbe selvatiche e dimostrazioni di cucina naturale. Ci teniamo a fare cultura». Le mille facce di un’azienda per tre quarti rosa.