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EDITORIALE

L'orrore in diretta? E' la tv del Medioevo

di Francesco Monaco -

16 gennaio 2017, 18:10

L'orrore in diretta? E' la tv del Medioevo

«E' inutile prendersela con Barbara D'Urso. Lei fa solo il suo mestiere e lo fa anche molto bene, a giudicare dall'audience. Se non vi piace cambiate canale. Il resto è solo populismo». Lo ha scritto un'utente del web (utonta? webete?) a commento dell'ennesima levata di scudi contro la conduttrice di Pomeriggio 5, che in collegamento con Ylenia - la ragazza che continua a difendere l'ex fidanzato accusato di averle dato fuoco - si è fatta scappare l'incommentabile frase «talvolta gli uomini fanno cose terribili per troppo amore», mentre la madre della vittima cercava invano di interrompere l'intervista. Scena che non avremmo mai voluto vedere, ma che evidentemente è stata gradita dai circa 2 milioni e mezzo di telespettatori che costituiscono lo zoccolo duro (fin troppo) del rotocalco pomeridiano di Canale 5.
E che sommati agli altri due milioni che guardano prevalentemente «La vita in diretta» su RaiUno - dove il livello è magari un filino superiore, ma ci vuole poco - fanno quasi 5 milioni di italiani per i quali i tasti del telecomando devono essere piombati (anche nel senso di «piombati nel Medioevo») giacché non riescono a staccarsi dalle reti ammiraglie della tv generalista quando vanno in onda certi programmi. L'identikit di questi telespettatori è presto fatto: pensionati, in maggioranza donne, residenti nelle periferie o in piccole località (prevalentemente del Centro Sud) e bassa scolarità. Insomma, per dirla cinicamente, non proprio il target prediletto dagli inserzionisti pubblicitari. E allora - come se non fosse anche e soprattutto una questione di decenza - perché insistere con simili «spettacoli» mentre il resto della teleutenza si è già spostato sulle piattaforme a pagamento, sull'on demand, sullo streaming? Perché non optare anche in quella fascia oraria - specie il servizio pubblico, che esige un canone - su prodotti di qualità come quelli mandati in onda su RaiStoria o Rai5? Finora chi evita quei rotocalchi come la peste si è limitato a un'alzata di spalle («ognuno guarda la tv che si merita»), magari con un soprassalto d'indignazione ogniqualvolta viene a sapere che si è toccato il fondo. O con una risata all'ultima battuta di Lercio.it: «La Nasa progetta razzo in grado di coprire la distanza fra Pomeriggio 5 e la dignità».
Ma stavolta è sceso in campo anche Fiorello, il quale ha rivolto un videoappello ad Antonio Campo Dall'Orto e Pier Silvio Berlusconi: «Basta cronaca nera in tv a tutte le ore del giorno - è la preghiera di Rosario - con schizzi di sangue e collegamenti dalle case dell'orrore. Di questi casi si occupino i tg e la magistratura, e non i rotocalchi». E lo showman siciliano, nel ricordare che davanti alla tv ci sono anche i bambini, prova a fornire una ricetta: «Parlate di libri, parlate di storia. Non faccio nomi di trasmissioni e di programmi, ma vi prego cambiate registro, datevi nuove regole». Codacons a parte, sapete quanti politici hanno commentato favorevolmente le sue parole? Due: il deputato «fittiano» Nuccio Altieri e il senatore Pd Francesco Verducci, che se non altro è vice presidente della Commissione Vigilanza Rai. Comunque, anche se sarà sempre troppo tardi, prima o poi questi programmi si spegneranno da soli, è fisiologico. Ma nell'attesa rispolveriamo una frase del saggista Paolo Cortesi: «La sedicente tv verità (e nulla è più falso) si nutre di pianti e abbracci, di isterismi e banalità, di aggressività e ignoranza. I livelli di squallore morale e inconsistenza culturale che esibisce la tv farebbero piangere di dolore e paura il più modesto intellettuale del Rinascimento». Che per l'appunto è venuto dopo il Medioevo.