Sei in Archivio

COMMEMORAZIONE

Quelle pietre davanti alle case chi fu deportato

di Vittorio Rotolo -

17 gennaio 2017, 17:10

Quelle pietre davanti alle case chi fu deportato

Ridotti ad un semplice numero, gli uomini, le donne ed i bambini deportati nei campi di concentramento nazisti, privati della libertà e senza più un nome vedevano di fatto cancellata la propria esistenza.

Restituiscono pertanto memoria le «Pietre d’inciampo», progetto curato dall’artista tedesco Gunter Demnig, largamente diffuso in Europa e che giunge anche nella nostra Parma.

Grazie alla collaborazione tra Comune ed Istituto storico della Resistenza, insieme alla Comunità Ebraica di Parma, ad Anpi e Aned, in alcune strade, davanti alle ultime abitazioni dei deportati, sono stati collocati blocchi di pietra ricoperti con una piastra di ottone che riportano, per ciascuna vittima, il nome e l’anno di nascita, la data ed il campo di sterminio nel quale le stesse vennero internate.

In via Torelli 10, tre pietre ricordano Emilia Camerini, Leonardo e Cesare Della Pergola, rispettivamente moglie e figli del rabbino di Parma, Enrico Della Pergola.

«Quest’ultimo riuscì a sfuggire alla cattura dei nazisti, finendo in Svizzera. Moglie e figli, invece, cercarono rifugio sulle montagne parmensi, ma furono catturati nei pressi di Tizzano e, in seguito, condotti ad Auschwitz» spiega Marco Minardi, direttore dell’Istituto storico della Resistenza di Parma, accanto a Maurizio e Franco Camerini, nipoti di Emilia, entrambi presenti alla cerimonia. «Sono state rinvenute pure diverse lettere nelle quali, dalla Svizzera, lo stesso Dalla Pergola chiedeva ad amici e conoscenti parmigiani notizie sulla sua famiglia, che invece era stata già deportata – aggiunge Minardi -: una tragedia nella tragedia».

In via Bixio 116 le due «Pietre d’inciampo» sono dedicate alle sorelle Libera e Fortunata Levi, deportate nell’agosto 1944. Stessa sorte toccata ad un’altra famiglia ebraica, quella dei Fano, prelevata dall’abitazione di strada del Quartiere. In questa casa Ermanno Fano, farmacista di San Pellegrino Parmense, insieme alla moglie ed ai tre figli, si era ricongiunto con gli anziani genitori e la sorella Alba, volontaria della Croce Rossa.

In vicolo Santa Maria, quattro pietre sono infine per i componenti della famiglia antifascista dei Polizzi, figure ricordate con commozione da Aldo Montermini, presidente dell’Anpi provinciale.

«Il termine inciampo va inteso in senso morale, non certamente fisico, affinché questi simboli possano stimolare i passanti ad una riflessione su ciò che è accaduto» ha rimarcato Giorgio Yeuda Giavarini, presidente della Comunità Ebraica di Parma.

Con lui il vicesindaco Nicoletta Paci, il senatore Giorgio Pagliari, l’artista Demnig e gli alunni delle scuole Parmigianino ed Albertelli-Newton.

«Classi – ha detto la Paci - che adotteranno le pietre e che saranno impegnati in una serie di laboratori. Questa iniziativa lascia un segno tangibile nella memoria collettiva».