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EDITORIALE

Un morto nell'Italia dello scaricabarile

di Paola Guatelli -

20 gennaio 2017, 15:10

Un morto nell'Italia dello scaricabarile

Non è servita a niente la battaglia della signora Gina, 85enne di Cascinapiano che tre anni fa aveva portato in Provincia un foglio con un disegno fatto da lei della Massese: una mappa punteggiata di tutti i rischi e le cose da cambiare in quel tratto di strada teatro di tanti, troppi incidenti, spesso mortali.

Martedì mattina, su quella provinciale, sul ciglio (perché non c'è il marciapiede), in un buio pesto (perché non esistono lampioni e nessun altro segnale luminoso) è morto Filippo Ricotti, studente di 17 anni, travolto da un'auto davanti alla sorella di tre anni più giovane.

Una tragedia nella tragedia. Vissuta da due ragazzini che volevano «solo» andare a scuola. Aspettare l'autobus e raggiungere Parma in compagnia degli altri amici, come ogni mattina. Non è stato così.

Davanti a una tragedia così grande, ingiusta, assurda ma evitabile e altrettanto annunciata (quanti altri incidenti simili ci sono stati per cause simili sulla Massese dal '90 a oggi?) assistiamo al solito triste «teatrino» del rimpallo di responsabilità.

La Massese è una strada di competenza della Provincia, quindi verrebbe da pensare che dovrebbe essere la Provincia stessa a garantire la sicurezza dei pedoni e degli automobilisti, predisponendo interventi e lavori per migliorarla. Invece no. Come ha spiegato Gianpaolo Serpagli, consigliere provinciale con delega alla Viabilità in un'intervista a Pierluigi Dallapina «la Massese è una strada provinciale, ma la salvaguardia delle utenze deboli, cioè dei pedoni, è di competenza dei Comuni attraversati dalla strada. Quindi la realizzazione delle strisce pedonali, la loro illuminazione, l'illuminazione di un tratto stradale o la creazione dei dossi lungo la carreggiata spetta alle amministrazioni comunali, le quali chiedono un nulla osta alla Provincia prima di realizzare gli interventi». Quindi i Comuni chiedono il «nulla osta», e la Provincia può concederli oppure no. Il tassello conclusivo di questa lezione di burocrazia lo aggiunge il Comune di Langhirano. Che - come spiega il sindaco Giordano Bricoli - il 13 gennaio (sì, avete letto bene: appena una settimana fa) chiede via mail alla Provincia di poter fare le strisce pedonali proprio in quel tratto. E pochi giorni prima dell'e-mail c'era stata anche una richiesta telefonica a cui viene risposto («verbalmente») di no, perché «in quel tratto di strada già trafficato», le auto ci sfrecciano, se va bene, almeno sempre sopra i 70, quindi le strisce lo avrebbero reso più pericoloso.

Questo spaccato di vita tra amministrazioni è a dir poco sconcertante. La stessa logica su chi deve intervenire per mettere in sicurezza questo tratto di strada è imbarazzante: non sono pochi mesi che la Massese versa in queste condizioni, ma decenni almeno, e la dimostrazione è che nessuno mai, nessun Comune, Ente, Istituzione, ha costruito un marciapiede, un dosso, un dissuasore, una qualsiasi illuminazione di vecchia o nuova generazione. La Massese è così da sempre, una specie di superstrada dove tutti possono correre come i pazzi perché anche gli speed check sono farlocchi. Ci sono, a dire il vero, ma nessuno li fa funzionare (a quale ente spetterà questo compito?). Il giochino - fa male dirlo - è sempre lo stesso anche se cambiano le amministrazioni e i partiti: quello dello scaricabarile. Cari amministratori invece di fare la gara a chi più nulla osta chiede nel rispetto delle inutili regole della burocrazia, perché non provate ad eccellere nella disciplina di chi fa prima a fare le cose? Fatevi dare la mappa della signora Gina, magari, o pensate a Filippo: che ogni mattina quando andava verso la pensilina avvolta dalle tenebre accendeva la torcia dell'iphone per illuminare qu?el maledetto tratto di strada.