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Libri

Silvis fra gli incubi di killer e poliziotto

Il maniaco assassino di bambini e l'investigatore: in «Formicae» una terribile e avvincente sfida

di Stefano Pileri -

19 febbraio 2017, 12:38

Silvis  fra gli incubi di killer e  poliziotto

Il cadavere di un bambino fatto ritrovare in una discarica, sotto una croce costruita con due rami e un fil di ferro. Un dramma e un incubo che ricomincia. Una caccia all'assassino che costringe tutti a fare i conti con i propri fantasmi, e le proprie paure. Tutti, non solo i pazzi che uccidono, ma anche gli investigatori che con quei pazzi devono vedersela.
Piernicola Silvis è uno che il lavoro del poliziotto lo conosce bene e sa quindi quanto possa essere stressante e terribile in certi momenti: capo di squadra mobile, investigatore dello Sco, il Servizio centrale operativo, e ora questore di Foggia. Per diletto e per passione scrive romanzi. Ed è uno dei più interessanti nuovi autori del noir italiano. Da qualche settimana è arrivato in libreria il suo ultimo libro «Formicae», il primo volume pubblicato dalla Sem, nuova casa editrice, fondata da un nome noto dell'editoria italiana, come l'ex manager di Mondadori Riccardo Cavallero.
Prima di questo libro, Silvis ne aveva scritti altri tre. «Gli anni nascosti» era una spy story dedicata al mondo dei servizi segreti deviati e delle trame da guerra fredda nell'Italia del dopoguerra. «L'ultimo indizio» - quello più autobiografico - è un racconto a metà fra romanzo e cronaca della cattura del boss mafioso Giuseppe «Piddu» Madonia.
Un'operazione a cui Silvis aveva lavorato insieme con l'allora capo dello Sco (e poi capo della Polizia) Antonio Manganelli nell'estate del '92, quella delle stragi di Capaci e di via D'Amelio in cui vennero uccisi Falcone, Borsellino e le loro scorte. E poi c'era il primo libro, il romanzo d'esordio, «Un assassino qualunque», un racconto estremamente duro con protagonista un mostruoso serial killer di bambini, soprannominato il Ratto.
E il tema dei crimini sui bambini ritorna ora in Formicae. Silvis costruisce una trama avvincente e interessante con una storia che ci viene raccontata da una doppia prospettiva. C'è il punto di vista dell'investigatore, l'ispettore Renzo Bruni, taciturno ma dotato di grande intuito. Alle prese con una crisi coniugale per le continue assenze da casa, durante l'indagine deve fare i conti con qualche storia del proprio passato che ricompare e che non lo lascia tranquillo. Sul fronte opposto, c'è Diego, un ragazzo cresciuto in orfanotrofio, adottato da una benestante famiglia pugliese di Manfredonia.
E' un pedofilo con pulsioni terribili. Sadico nei confronti dei ragazzini che finiscono fra le sue vittime, ha una vera e propria fobia per le formiche (da qui il titolo del libro). Formiche che - dice- gli stanno rosicchiando il cervello. Fra investigatore e mostro inizia un avvincente e tragico duello a distanza. L'assassino si sente lusingato dal fatto di avere alle calcagna un poliziotto preparato. In preda alle sue pulsioni e spinto da un desiderio di sfida, lui sequestra e uccide di nuovo.
La caccia all'uomo
diventa sempre più impegnativa con centinaia di poliziotti, carabinieri e militari impegnati in rastrellamenti che non danno grandi risultati se non quello di infastidire le organizzazioni criminali che fanno i loro affari in questo angolo di Puglia.
E, a un certo punto, anche le cosche stufe di quel caos daranno vita a una loro indagine parallela per scovare l'assassino, toglierlo di mezzo e poter riprendere il proprio trantran quotidiano. Alla fine la soluzione arriverà per altre strade, in modo non proprio ortodosso, grazie al lavoro di Bruni.
Ma fino alla fine i colpi di scena non mancheranno.