Sei in Archivio

EDITORIALE

L'avventura di un giorno senza telefonino

di Patrizia Ginepri -

23 febbraio 2017, 19:43

L'avventura di un giorno senza telefonino

La televisione è una ladra di tempo, diceva Karl Popper. Deruba i bambini di ore preziose, essenziali per imparare qualcosa sul mondo. E questo sarebbe già abbastanza negativo. Ma la tv non è soltanto ladra: è anche bugiarda. I bambini accedono a una moltitudine di informazioni, senza avere strumenti per capire. Erano gli anni Novanta e, se tanto mi dà tanto, pensate un po' cosa direbbe oggi il grande filosofo su smartphone e internet.
Le nuove tecnologie e i social media hanno inaugurato l’epoca della comunicazione istantanea. Con smartphone, tablet e pc viene eroso tempo alla nostra vita privata e siamo sempre più assenti. Il sociologo Zygmunt Bauman sosteneva che la tecnologia non è un male in sé. Il web è soltanto un mezzo, è il nostro uso, il nostro forzarne le potenzialità a snaturarlo. Un’insidia da cui discende, tra l’altro, una «fragilizzazione» dei rapporti umani. Connettersi con altre persone online è molto semplice, non lo è invece nel mondo reale. Continuiamo ad estraniarci, a piedi, in macchina, in bicicletta. Ma niente paura, dall'Olanda arriva una soluzione: semafori a Led posizionati sui marciapiedi. In questo modo risultano visibili anche a chi mantiene lo sguardo basso. Follie dell'era digitale. In Giappone sono andati oltre: hanno creato le corsie pedonali per chi parla al telefono camminando. E mentre le statistiche rivelano che, in media, ci connettiamo ogni sei minuti, provate a pensare, di questo passo, che impatto avrà, anno dopo anno, questo disturbo compulsivo su bambini e adolescenti. Dall'inchiesta pubblicata nei giorni scorsi sulla Gazzetta emerge che il 93,3% dei ragazzini della prima media ha un cellulare, l'80% lo possiede già in quinta elementare. Ben venga dunque il rigore dei presidi, per arginare questo tsunami. Certo, la tecnologia va accolta, non si può tornare indietro. Ma come in medicina è la dose a fare il veleno, serve dunque un giusto equilibrio.
Lo psichiatra Manfred Spitzer ha lanciato un vero e proprio allarme: l'uso massiccio di computer, social e giochi elettronici nuoce alla salute. Se esternalizziamo qualsiasi tipo di attività mentale le piccole connessioni tra i neuroni del nostro cervello vengono indebolite. Calano memoria, concentrazione, capacità critica. Più rischi, naturalmente, per i bambini, che sono danneggiati nelle capacità sensoriali. Il loro cervello ha bisogno di input costanti per svilupparsi. Schermate e video non possono sostituire il contatto diretto. Intanto a New York la psicoterapeuta Nancy Colier sta spopolando con il suo libro «The Power of off» che esorta vivere «offline». Esperti a parte, l'esempio più concreto ed efficace, a proposito di giusto equilibrio, arriva da un giovane e bravo papà di Sorbolo. Con il figlio ha fatto un patto: nei weekend niente video, si va sull'argine a giocare nel pioppeto con gli amichetti. L'invito è stato accolto da un gruppo di ragazzini via via sempre più folto. Scatenati, sabato dopo sabato, inscenano battaglie, corrono a perdifiato, infangati e felici. Ebbene, questo papà mi ha detto che le parole di suo figlio, la mattina appena sveglio, bastano e avanzano: «Papà che bello, oggi finalmente è sabato e possiamo vivere una nuova avventura». Una gioia immensa, en plein air e offline.

pginepri@gazzettadiparma.net