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Il racconto della domenica

Ivo Combi, calzolaio innamorato

di Gianni Croci -

27 febbraio 2017, 00:00

Ivo Combi, calzolaio innamorato

Mi chiamo Ivo Combi: sono calzolaio, artigiano riparatore. La mia botteguccia è situata in centro città tra la chiesa degli Apostoli e il mercato di piazza della Manica. Risuolo scarpe, sostituisco sopratacchi, cucio e riparo borse: donna e uomo. E' il mio lavoro. Sto tutto il giorno seduto con la lampada accesa sul deschetto, ascolto musica e prosa alla radio; mi alzo quando qualche signora ritira le sue scarpe, si fanno due chiacchiere sul tempo e gli anni che passano, senza lasciare vistose tracce intasco la mercede, allungo il resto, sorrido e saluto con educazione.

Non sono sposato. Ma da quando l'Aldina la cameriera del Cavaliere del lavoro Guelfo Melozzi sta al suo servizio me ne sono fortemente invaghito. La casa del Melozzi sta a fianco della chiesa degli Apostoli e Aldina scappa fuori a fare la spesa per il cavaliere che vive solo dopo la morte della moglie signora Giacinta un paio di anni fa. Da allora ha assunto l'Aldina che gli scarpina per casa, cucina e rassetta il salone, la sua camera da letto e quella del cavalier Guelfo.

L'Aldina viene spesso da me in negozio con scarpe da risuolare, tacchi da sostituire e borse da cucire; si sorride e si chiacchiera del giorno, della vita e dell'amore di cui ne parla con vergogna, come fosse un peccato e non l'equo e spregiudicato linguaggio dei giovani.

Aldina non è alta ma proporzionata nel viso e nel corpo; fianchi stretti e sinuosi come la discesa di uno slalom, occhi neri che brillano quando ti guarda in faccia tra il timido e lo sfacciato e con il solo sguardo apostrofa una parola che ho detto, un invito a uscire una sera insieme a cena. Ho qualche anno più di Aldina e mi piace. E' una ragazza desiderabile, sveglia e intelligente. Cancellerebbe la solitudine che da un po' mi ha incrostato l'anima e il cervello. L'Aldina è il sole. Non è che poi la manderei a muovere le mani dal cavalier Guelfo: il lavoro c'è tutti i giorni e il guadagno non è da buttar via. Per due che si vogliono bene sarebbe più che sufficiente.

Ma lei, Aldina, non ci sente è dura di orecchio e di cuore. Quando viene in negozio la invito sempre a uscire con me e le confido che mi piace e non penso a una avventura (non sono neppure il tipo essendo timido) ma a una storia seria, anche al matrimonio.

«Non ti credo Ivo, - mi risponde - non mi conosci neppure, come puoi pensare a una cosa così difficile come a sposarti, con me, una con cui fai qualche chiacchiera quando viene in negozio perchè ha bisogno della tua opera di artigiano. Solo per quello e niente più. Dai Ivo pensa piuttosto a quello che dici, a come parli. Non ti rendi conto della serietà delle parole, dell'impegno che prendono quando vengono pronunciate; le tue sono soltanto chiacchiere, una divagazione dal mondo del tuo lavoro. Ti capisco ti scuso ma devi fare uno sforzo e capire la situazione».

Ecco, così mi ha risposto l'ultima volta che l'ho vista in negozio un paio di mesi orsono. Secondo me non c'è proprio niente da capire se non il fatto chiaro e lampante che non vuol saperne del calzolaio Ivo Combi.

Ci soffro. L'Aldina mi è entrata nel sangue e una volta lì bisogna sudare per cacciarla fuori.

Ero ancora schiavo di questi pensieri quando un giorno Aldina è ritornata in negozio con la bella fede al dito incastonata da brillantini che luccicavano sotto la lampada del deschetto. Non gli ho neppure chiesto nulla quando l'Aldina mi ha preceduto: «Mi sono sposata un mese fa con Guelfo Melozzi e adesso siamo marito e moglie. Non sono più la sua cameriera: sono la sua signora con la benedizione del sindaco che ci ha uniti in matrimonio. Guelfo sì che mi conosce. E il nostro rapporto è alla pari. Ti ho portato un paio di stivaletti di Guelfo da risuolare. Fai un buon lavoro a un prezzo equo, onesto. Ciao Ivo».