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Il racconto della domenica

Sogno pomeridiano con figure

di Anna Maria Dadomo -

05 marzo 2017, 17:41

Sogno pomeridiano con figure

Dovrò dire alla mamma che Micol è morta. A 102 anni. E le descriverò la fotografia che la riprendeva seduta sulla sedia a rotelle, vestita di un tailleur verde dal taglio sartoriale, gli occhi globosi in un involontario pendant con le perle degli orecchini, le rughe e le cisti del viso bene in evidenza per lo spesso strato di cipria, i capelli a onde (quella bianca a destra) fissati in una messa in piega perfetta…e di come quell’immagine rimandasse a un’iguana, a un’iguanuccia, stanca e inoffensiva.
Micol, era una delle poche sarte che la mamma apprezzava. Anche lei è stata sarta, una brava sarta. Oltre che per noi figlie e le numerose clienti cuciva anche camicie per il babbo. Lui indossava sempre il vestito e il cappello dello stesso colore, e prima di uscire di casa non mancava mai di fissare all’occhiello un fiore che coglieva dai vasi del balcone o sceglieva dal fiorista. Questa la sua divisa. Come Berenson. Davvero si assomigliavano: entrambi magri, eleganti, amanti dell’arte e delle donne. Caro babbo, perdonami. Fa così caldo oggi che non sono venuta al cimitero a trovarti. Sono qui, coricata sul divano, quasi al buio, e il frinire delle cicale accompagna il dormiveglia in cui sono caduta e che si va affollando come un salone di personaggi che si abbracciano, si salutano. C’è Madame de Pompadour che parla fitto fitto con Elsa Maxwell. Indossa un abito bellissimo, la favorita! Lo riconosco. È quello verde con tutte le gale e le rose con cui è stata immortalata da Boucher. E che scarpine! Stanno organizzando una festa in maschera per Luigi XV con la speranza che canti, balli, rinfreschi, fuochi d’artificio ridiano il sorriso al re di Francia - era così intrattabile ultimamente! Purtroppo Elsa non potrà fermarsi molto, dovrà tornare in fretta sul Christina perché Onassis l’ha incaricata di allestire una cena per la Callas e solo lei poteva garantirgli la buona riuscita dell’evento. Molti dei ricchi straricchi che affollano il salone l’hanno seguita fino qui perché Elsa, per loro, è come una mamma. Li chiama per nome, ne conosce pregi e difetti, soprattutto sa come tenerli occupati, distrarli dalla noia con le villeggiature, i soggiorni nei castelli, le feste mascherate, le battute di caccia e le cacce al tesoro, i pranzi, le cene, le partite a carte, le crociere, gli intrighi, i matrimoni. Bevono champagne ghiacciato, ovvio, con questo caldo. C’è anche Arbasino. In compagnia di un giovanotto vestito Armani da capo a piedi. Com’è giovane. È ancora alla prima stesura di Fratelli d’Italia.
Il telefono? Adesso? No, non risponderò. Che suoni. Non m’importa. Figurarsi se perdo l’occasione di vedere tutta questa gente da vicino. Ha smesso. Nessuno se ne è andato, per fortuna. C’è ancora la stessa animazione di prima. Per rinfrescarmi scendo lo scalone che porta alla spiaggia vuota. È quasi sera. Il mare è nero, rauco, pieno di echi e di inganni. Sulla riva raccolgo lettere dell’alfabeto lasciate dalle onde, la A, la B, la D…maiuscole e leggere, fosforescenti e colorate. Scopro anche figurine plastificate: la solita Maxwell, la Callas, Niky Mariano, la Schiaparelli…Cerco quella del babbo in giacca e cravatta, la cartella di cuoio, il giornale sottobraccio. Prima era impegnato in una discussione con Rubens e non ho osato disturbarlo. Ma quando l’avrò trovata e pulita dalla sabbia correrò a mostrargliela tirandolo per la giacca, guardandolo sorridendo da sotto in su, orgogliosa e felice, come facevo da bambina.