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EDITORIALE

Armi contro i ladri. I pericoli della paura

di Stefano Pileri -

12 marzo 2017, 18:00

Armi contro i ladri. I pericoli della paura

Saranno i giudici a dover stabilire cosa è davvero accaduto nella notte fra giovedì e venerdì a Casaletto Lodigiano. Saranno loro a dover decidere le eventuali responsabilità di Mario Cattaneo, il ristoratore che, armato di fucile, ha affrontato i ladri che stavano facendo visita al suo locale. Quell'incontro ravvicinato è finito con un morto, uno dei ladri. «Colpito alle spalle», dicono le prime verifiche. «Uno sparo partito per sbaglio durante una colluttazione», si difende il ristoratore, che intanto è indagato per omicidio volontario. Si vedrà cosa uscirà dalle indagini. Quel che è certo è che questo tragedia è il frutto di un clima di esasperazione, di paura e tensione, che ha ormai superato abbondantemente il livello di guardia. Tutto il paese lodigiano si è schierato in difesa del ristoratore. La gente, lì come altrove, ha sempre più paura. Hanno paura e lo hanno detto pubblicamente anche Adriano Celentano e Claudia Mori, come ricordava giusto una settimana fa proprio in queste colonne il direttore Brambilla.
La sequenza di notizie sui furti nelle case o nelle aziende fa impressione. Quelli che arrivano sulle pagine dei giornali sono solo una minima parte dei reati commessi. E le statistiche che parlano di oltre duecentotrentamila furti all'anno in Italia lo dimostrano. Sempre più italiani hanno in casa un’arma, che sia un semplice fucile da caccia, una rivoltella o qualcosa di più appariscente e letale. Molti la denunciano per uso sportivo. Poi in poligono ci vanno sì e no un paio di volte. Però l'arma la tengono vicino al letto per dormire un po' più tranquilli. Sia chiaro: è un sacrosanto diritto, soprattutto per coloro (e sono tanti) che non riescono più a chiudere occhio dopo essersi trovati faccia a faccia con un ladro. Però - perché c'è sempre un però - quando si tengono le armi in casa, magari non si è abituati ad usarle e di certo si è un po' agitati, gli incidenti tragici diventano una possibilità tutt'altro che remota. Come dimostra quanto accaduto a Casaletto Lodigiano con un uomo disteso sull’asfalto e un altro che probabilmente sarà costretto a vivere il resto dei suoi giorni con il rimorso per quanto accaduto.
Non basta di certo derubricarlo, come è stato fatto da qualche commentatore, a un semplice «incidente sul lavoro» (del ladro, si intende). Né basta pagare l'avvocato al ristoratore o proporre di allentare le maglie per la concessione del porto d’armi. Ma non è neanche accettabile che si continui a far finta di niente, ad allargare le braccia e cercare di giustificare tutto quello che accade ripetendo che i reati sono sempre avvenuti. E che in fondo i furti in casa non sono nella categoria dei crimini più pericolosi. Giustificazioni inaccettabili soprattutto se ad avanzarle sono rappresentanti delle istituzioni che fra i loro compiti dovrebbero avere quello di difendere i cittadini.
E’ ora che in questo malandato Paese si affronti davvero il tema sicurezza e in particolare si metta un freno al fenomeno dei furti. Non è impossibile. Con più controlli ma soprattutto con sentenze rapide e pene certe (possibilmente severe) per chi è sorpreso a commettere un reato, soprattutto se non è la prima volta che viene acciuffato. Basterà? No di certo. Ma almeno lo Stato (quello con la S maiuscola) dimostrerà di esistere non solo quando viene a chiederci di pagare le tasse.
spileri@gazzettadiparma.net