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Terrorismo

Sgominata una cellula di jihadisti in centro a Venezia

Operazione di polizia e carabinieri

30 marzo 2017, 10:52

Sgominata una cellula di jihadisti in centro a Venezia

Un blitz di Polizia di Stato e Carabinieri è scattato durante la notte nei confronti di una cellula jihadista in pieno centro a Venezia.
L’operazione è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo della città lagunare. Alla cellula gli investigatori sono arrivati grazie ad una capillare attività di controllo del territorio, svolta in stretto coordinamento da polizia e carabinieri. 


Il blitz ha portato all’arresto di tre persone e al fermo di un minorenne, tutti cittadini originari del Kosovo e residenti in Italia con un regolare permesso di soggiorno. Eseguite anche 12 perquisizioni: dieci in centro storico a Venezia, una a Mestre e una a Treviso.
L’indagine è stata svolta dagli uomini del reparto operativo dei Carabinieri e dal personale dalla Digos di Venezia: dopo aver individuato la cellula, sono state ricostruite le dinamiche relazionali, la radicalizzazione religiosa dei vari soggetti, i luoghi che frequentavano.
All’operazione hanno partecipato anche il personale della Direzione centrale della polizia di prevenzione, unità cinofile dei Carabinieri, il nucleo Artificieri della questura di Venezia e personale della Polizia scientifica.

IL SINDACO DI VENEZIA: "PERICOLOSA CELLULA". Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ringrazia la Procura Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Venezia che, coordinando l’Arma dei Carabinieri e la Polizia di Stato, «ha concluso una brillante operazione permettendo di sgominare una pericolosa cellula jihadista attiva nel pieno centro della città». Un’operazione che ha portato all’arresto di tre persone e al fermo di un minorenne, tutti cittadini originari del Kosovo e residenti in Italia con regolare permesso di soggiorno «e che ha consentito di ricostruire le dinamiche relazionali - aggiunge il sindaco - la radicalizzazione religiosa dei vari soggetti e i luoghi che frequentavano. Sono state eseguite anche 12 perquisizioni: 10 nel centro storico di Venezia, una a Treviso e una a Mestre».
«Complimenti alla Procura, alla Prefettura e a tutte le Forze dell’Ordine per questa importante operazione - commenta Brugnaro - A nome della città di Venezia e di tutti i cittadini non possono che esprimervi la più sincera riconoscenza per quanto state facendo per tutelare la nostra sicurezza e per garantire la costante attività di controllo di tutto il territorio. Grazie».

KOSOVARI, "METTI UNA BOMBA A RIALTO"
«A Venezia guadagni subito il paradiso per quanti miscredenti ci sono qua. Metti una bomba a Rialto». E’ uno dei passi di una intercettazione riguardante i quattro kosovari bloccati nella notte perchè ritenuti parte di una cellula jihadista operante a Venezia.

INDAGINE PARTA NEL 2016 DOPO IL RIENTRO DI UNO DEGLI INDAGTI DALLA SIRIA
Tutta l’indagine e l’attività di intelligence sulla cellula jihadista scoperta a Venezia è imperniata in abitazioni nel pieno centro della città lagunare, nella zona di San Marco, dove - ha spiegato il procuratore Adelchi d’Ippolito - gli arrestati incontravano simpatizzanti e pregavano. Inneggiavano all’Isis, parlando di ideologia rivoluzionaria, e ipotizzando una serie di attentati.
Per i tre arrestati c'è già il provvedimento del Gip, mentre a carico del minorenne c'è un’ordinanza della Procura della Repubblica per i minori ora attesa della convalida del giudice. L'indagine è partita nel 2016 quando uno degli indagati è rientrato da un viaggio in Siria. Polizia e Carabinieri, è stato sottolineato nel corso della conferenza stampa in Procura, hanno svolto un’attività serrata, e grazie all’intuito della Digos e hanno passato sotto la lente d’ingrandimento non solo tutti i contatti fisici degli appartenenti alla cellula, ma soprattutto quelli telematici. Ogni aspetto è stato seguito passo-passo dai reparti interforze, con il contributo determinante dei Gis e dei Nocs che, data l’alta percentuale di rischio, hanno portato ad arresti fulminei, chiusi in manciate di secondi.
Le persone indagate, ha spiegato ancora Adelchi d’Ippolito, erano solite guardare video con i tutorial dell’Isis sull'uso delle armi, tra questi ad esempio quello sull'uso più efficace dei coltelli, e si preparavano con esercizio fisico paramilitare. Tra le "materie" studiate e simulate anche la fabbricazione di bombe.