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il caso

Trasfusione di sangue infetto a Parma alla nascita: il Ministero la risarcirà

05 aprile 2017, 11:25

Trasfusione di sangue infetto a Parma alla nascita: il Ministero la risarcirà

Alla nascita avevano scoperto subito che era emofiliaca e l'avevano trasferita da reggio Emilia al Maggiore. Ed è qui che le fu praticata una trasfusione di sangue infetto: virus dell’epatite C.  L'inizio di un incubo, culminato 11 anni fa di essere positiva al virus Hcv. Era accaduto nell'inverno del 1973 e 44 anni dopo, come racconta Il Resto del Carlino, una donna reggiana ha vinto in appello la causa contro il ministero della Salute e riceverà un risarcimento di 112mila euro.

La donna, in condizioni di salute abbastanza buone, negli anni ha dovuto affrontare cicli di terapia con interferone e c’è sempre il rischio - ha detto il perito - di ripresa della replica virale.

Per i giudici decisivo il fatto che il ministero già dal 1967 avesse obblighi dettagliati dallo Stato sul controllo del sangue, e quindi va ritenuto responsabile perchè «ha accresciuto il rischio di contagio» non adoperandosi per la verifica dei donatori tramite il controllo delle transaminasi, il cui alto valore avrebbe messo in guardia sulla presenza di un danno epatico.

Oggi i test clinici consentono una individuazione del virus C dell’epatite con una probabilità vicina al cento per cento.