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Il racconto della domenica

Il rondanino nell'acqua verde

di Maria Silvi Bergamaschi -

09 aprile 2017, 16:39

Il rondanino nell'acqua verde

Nella Provincia di Parma vi è un torrente che si chiama Taro. Nasce in Liguria e precisamente sul monte Penna, che è lì confinante con l’Emilia. Nasce che è piccino e così stretto che nel suo letto non ci starebbe neppure un bimbo appena nato.

Scende, canterellando, tra boschi verdi dove le more e i lamponi si gonfiano tanto da sembrare palline rosse e rosa; ma, via via che cammina, s’allarga e s’ingrossa cosicché quando arriva in pianura, è un bel corso d’acqua. No, non ha l’imponenza dei fiumi; è semplicemente un torrente. Sapete, la parola torrente deriva dal latino torrère, che significa disseccare; infatti quasi tutti i torrenti in estate si asciugano, perché là sugli Appennini, che son monti non troppo alti, non c’è neve che si scioglie. Ma il torrente Taro è ugualmente bello e, per dir la verità, io d’estate non l’ho mai visto completamente asciutto; insomma, è un torrente che si fa rispettare coi suoi fondali d’acqua verde. Boschi di gaggie e tremuli pioppi lo circondano; d’estate mormora appena e appena lambisce i bianchi sassi del greto.

Libellule azzurre volano a zig zag sull’acqua, così snelle ed eleganti da sembrare davvero uscite da un libro di fiabe. Allora ascoltate. Erano le due di un pomeriggio di prima estate. Un argine dalla parete terrosa, dove appena spuntavano gialli fili d’erba, scendeva quasi a picco sull’acqua. Era crivellato di buchi; i nidi dei rondoni. In uno di questi nidi giacevano tre rondanini appena nati; erano rosa senza piume, con una testolina dove gli occhi sembravano fatti di carta velina. Avevano un becco giallo che si apriva ogni qualvolta mamma rondone arrivava con un vermiciattolo per colazione. Mamma rondone e papà rondone erano fieri dei loro tre figlioletti che se ne stavano buoni nel nido ad aspettare e, appena li sentivano, salutavano con un tenero affettuoso pigolio.

Li avevano tanto attesi nel buio silenzioso del nido! - Come son belli - diceva mamma rondone.

- Non c’è male - rispondeva papà rondone.

- Come non c’è male - continuava la mamma - guardali, così piccolini tengono già molto bene il becco aperto.

Vedrai quando saranno grandi! - papà rondone rispondeva - Non esagerare perché son figli tuoi; sono rondoni come tanti! - Ma babbo rondone diceva così per dire; se li guardava con un affetto che neppure immaginate; poi andava da un colombo suo amico e gli diceva - Mi son nati tre figli che sembrano tre fiori, tanto son belli! - Mamma rondone e papà rondone volavano qua e là, senza mai allontanarsi troppo dal nido dei figlioli. Era un’estate molto bella, senza pioggia e senza vento e il Taro si muoveva pigro che appena s’udiva. La sera mamma e papà dormivano vicini e i rondanini si scaldavano sotto le loro ali morbide e facevano pi pi pi. - Chiamano la mamma - diceva mamma rondone. - No, chiamano il papà - diceva papà rondone. - Vedrai che fra poco parlano - continuava la mamma - chissà quante cose ci racconteranno! - Poi si addormentavano felici e, appena il sole batteva alla porta sempre aperta del nido, papà diceva - Io vado per la colazione; tu riposa ancora un poco con i piccini. - Volava nel cielo tutto tinto di violetto e di rosa e tornava con un grosso verme nel becco. Ma quel giorno, alle due del pomeriggio, dal bosco vennero tre bambini. - Oh, guarda come son belli! - disse mamma rondone. Le piacevano i bambini, perché son buoni. Di cattivi ancora non ne aveva incontrati nella sua breve vita. Essa sapeva che i bambini non le avrebbero toccato il nido e neppure i piccolini. - Hanno anch’essi una casetta e una mamma che li cura; perché dovrebbero distruggere la mia casa e rubarmi i figlioli? - Essa volò garrendo festosa e li salutò.

I bimbi videro i buchi e uno di essi disse - I nidi; chi viene? Io vado per rondanini. - - Non andare, poverini! - gli dissero i compagni. Ma il bimbo andò. S’arrampicò sull’argine e si fermò proprio davanti al nido dei tre rondanini. Allungò una mano e laggiù in fondo sentì il morbido tepore degli uccelletti. - Ci sono! - urlò.

- Lasciali stare - gli dissero i compagni da riva - son creature di Dio anche loro! - Ma quel bimbo era un bimbo come, per fortuna, ce ne sono pochi. Esso prese un rondanino che gli tremò sul palmo della mano e fece pio pio come per dire - Non ti faccio compassione? - L’acqua verde se ne andava ai piedi dell’argine; il bimbo disse ai compagni - Guardate come nuota! -

Lasciò cadere il rondanino che subito scomparve e non tornò. Uno e due e tre. I tre rondanini scomparvero nel Taro.

- Ne farò altri cinque invece di tre: vedremo un po’ di loro vivere - disse la mamma - Vieni, andiamo subito. -