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PANOCCHIA

Allarme monossido: famiglia di 6 persone salvata per caso

I militi della Pubblica, arrivati per un'emergenza, hanno rilevato nella casa la presenza del gas

di Beatrice Minozzi -

26 aprile 2017, 00:00

Allarme monossido: famiglia di 6 persone salvata per caso

Quando si dice avere «avere un angelo custode». Ecco, in questo caso gli angeli custodi sono tre e sono tutti volontari dell’Assistenza Pubblica di Langhirano.
E’ solo grazie a loro - e a una serie di fortunate coincidenze - se un’intera famiglia di Panocchia, composta da sei persone, si è salvata da morte certa a causa di un’intossicazione da monossido di carbonio. Il fatto è avvenuto giovedì scorso, ma i dettagli sono stati resi noti solo ieri.
Erano circa le 20,30 quando un’ambulanza dell’Assistenza Pubblica di Langhirano è intervenuta a Panocchia, allertata dal 118, per soccorrere un’anziana signora ultranovantenne con problemi gastrointestinali.
Ma è stato solo una volta giunti sul posto ed entrati in casa, accolti dalla figlia della donna con il marito, la figlia della coppia e i due nipotini, che i volontari si sono resi conto che qualcosa non andava. Il piccolo dispositivo che rileva il monossido di carbonio - da un paio di mesi installato sulla divisa dei soccorritori - ha infatti iniziato a suonare all’impazzata segnalando la presenza del gas velenoso, particolarmente insidioso perché inodore e insapore.
Nessun componente della famiglia, infatti, si era reso conto di quanto stava accadendo, anche se tutti - già dalla sera prima - lamentavano un malessere generale con vomito e mal di testa che però avevano imputato ad un semplice virus influenzale. La realtà, però, era che il monossido - per un malfunzionamento o per una perdita della caldaia - aveva quasi completamente saturato l’ambiente e se non fosse stato per l’intervento dei volontari del soccorso molto probabilmente la famiglia di Panocchia sarebbe stata sterminata dal gas durante la notte.

I volontari, invece, hanno immediatamente spalancato tutte le finestre e il gas si è velocemente dissolto, mentre quattro dei sei componenti della famiglia sono stati accompagnati all’Ospedale di Vaio per il trattamento in camera iperbarica. Solo il maggiore dei due bambini, che aveva trascorso la giornata fuori casa, se l’è cavata con una notte in Pediatria. Tutto è bene, quindi, quel che finisce bene.