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Pasta, la migliore alleata per restare in forma

Lo conferma uno studio su 23mila soggetti. Le porzioni giornaliere ideali? Per le donne 54 grammi, per gli uomini 73. E provate l'integrale

di Margherita Portelli -

27 aprile 2017, 22:07

Pasta, la migliore alleata per restare in forma

«Gli italiani hanno solo due cose per la testa: l’altra sono gli spaghetti». Lo diceva Catherine Deneuve, ma è una verità universale. In Italia siamo i primi al mondo per consumo di pasta, e non solo: siamo anche i produttori numero uno e gli studiosi più attenti di questo alimento. Ma nell’alimentazione quotidiana, soprattutto per chi è in perenne conflitto con la bilancia, come ci rapportiamo con il più classico dei primi piatti? Sempre più spesso si tende a demonizzare i carboidrati, a contenerne il consumo o addirittura ad escluderli dalla dieta. Anche di questo si è discusso nei giorni scorsi in occasione di una giornata di studi interamente dedicata alla pasta, andata in scena al campus universitario e organizzata da Sinu (Società italiana di nutrizione umana), con il patrocinio dell’Università di Parma e la collaborazione di Barilla. «La pasta. Nuovi bisogni, nuova ingredientistica, nuove tecnologie» è stata l’occasione per approfondire molti aspetti legati a questo alimento.

Su tutti, una domanda: la pasta fa ingrassare? «Il rischio di obesità si riduce in chi sposa la dieta mediterranea e aderisce a uno stile alimentare che contempla la pasta - ha spiegato Licia Iacoviello, a capo del laboratorio di epidemiologia molecolare e nutrizionale del Neuromed, Istituto neurologico mediterraneo di Pozzilli - Non solo la pasta non si associa a un aumento di indice di massa corporea, ma addirittura si ricollega a una riduzione dello stesso».

L’esperta ha condiviso i dati di una ricerca che hanno coinvolto oltre 23 mila persone inserite in due grandi studi, Moli-sani e Inhes (Italian nutrition & health survey). «Certo, l’eccesso fa sempre male, ma c’è una quantità di pasta il cui consumo giornaliero è positivo per la gestione del peso: 54 grammi nelle donne e 73 grammi negli uomini (il 10% dell’apporto calorico medio)» ha continuato. Pomodoro, cipolla, aglio, oli vegetali, formaggi: questi sono gli ingredienti ai quali si associa maggiormente il consumo di pasta nel nostro Paese. Dagli studi effettuati, inoltre, risulta che il 63% degli italiani non ha mai mangiato pasta (o in generale cibo) integrale.

Anche per chi soffre di diabete, la pasta è un alimento opportuno. «Certo, non è indicato assumerne un’esagerazione - precisa Elisabetta Dall’Aglio, medico nutrizionista e diabetologa dell’Azienda ospedaliero universitaria di Parma - ma è comunque una scelta sana per i soggetti con diabete, perché può ridurre l’indice glicemico; può anche aiutare a perdere grasso addominale. Va consumata al dente e con ricette mediterranee: meglio olio extravergine che burro».

Su come cucinarla e condirla, Lisa Ingrosso, tecnologo alimentare e nutrizionista del nostro ateneo, ha dato qualche suggerimento. «Per convenzione si suggerisce di aggiungere in un litro d’acqua 10 grammi di sale e 100 grammi di pasta, ma la proporzione si può abbassare: sono sufficienti 7 grammi di sale - ha chiarito -. Importante è anche il condimento: le spezie, opportunamente utilizzate, possono aiutare a ridurre il consumo di sale nei sughi e nei condimenti, oppure si possono utilizzare sostanze amare o acide unite a spezie piccanti per esaltare la naturale sapidità dei cibi. Esempi? Sale mescolato a spezie; un battuto di erbe aromatiche in succo di limone; o il classico mazzetto di carota, sedano e cipolla nell’acqua di cottura della pasta».