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oculistica

Senza colori: la vita in bianco e nero dei daltonici

Il disturbo causato da una mutazione genetica colpisce soprattutto gli uomini

di Patrizia Celi -

27 aprile 2017, 22:09

Senza colori: la vita in bianco e nero dei daltonici

Che sia un quadro d’autore o una composizione fiorita, la percezione dei colori può non essere univoca per tutti, a causa delle alterazioni della vista presenti dalla nascita o che insorgono nel corso della vita. Le persone con disturbi cromatici vengono comunemente definite «daltonici». Sono oltre 180 mila al mondo, soprattutto maschi (circa il 6% della popolazione) e solo l’1% delle femmine.
«L’incidenza alla nascita della discromatopsia, l’alterazione della percezione cromatica, dipende da una mutazione genetica che può interessare più di cinquanta geni diversi e diciannove cromosomi» spiega Fernando Onofrio Avellis, oculista dell’Azienda ospedaliero universitaria di Parma.
Il daltonismo è un disturbo e non una malattia, ma chi ne soffre dalla nascita non potrà guarirne. La diagnosi viene eseguita dal medico oculista mediante un esame di riconoscimento dei colori. Spesso vengono utilizzate le tavole numeriche disegnate di Ishihara, mentre per approfondire si utilizza il test di Farnsworth che richiede di mettere in gradazione di tono i colori.
Nei casi più gravi i daltonici non distinguono alcun colore e hanno una visione simile a quella in bianco e nero; poi ci sono quelli che hanno solo una ridotta percezione delle sfumature. Una visione alterata del rosso e del verde è, invece, il difetto più diffuso, che fa percepire entrambi i colori molto simili al marrone: così su un arbusto bacche rosse possono sembrare olive e in un prato verde le giovani spighe di frumento possono apparire già mature. Piccoli guai ne conseguono per golosi e agricoltori inesperti, ma sicuramente è più grave il non distinguere la luce verde e rossa del semaforo.
«La persona che ha un’alterazione della percezione cromatica vede gli oggetti colorati, ma di un colore diverso rispetto a quello che vedono gli altri – sottolinea lo specialista – Questo può generare confusione con i segnali stradali, dubbi sul grado di maturazione della frutta e discriminazione nella tinta di prodotti tessili».
Così, per orientarsi nella realtà, fin dall’infanzia si impara a mettere in atto strategie mediate dall’intelligenza. «Il daltonico sa benissimo che il sangue è rosso e non verde, che in un bel tramonto il sole è rosso e che l’erba nei prati in primavera è verde. Riconosce anche quando la propria ragazza arrossisce per un’emozione – spiega Avellis – Spesso poi dispone di mezzi secondari e punti di riferimento: sa che nei semafori del traffico stradale il rosso è in alto e il verde in basso. Ciò nonostante, quando il colore appare fuori dal contesto, si può disorientare e commettere errori». Ad esempio quando sulle mappe sono segnati percorsi colore per raggiungere una meta, oppure quando il rosso e il verde sono appaiati, come all’ingresso di un casello autostradale: in questo caso il daltonico, indeciso se procedere o fermarsi, di solito si ferma e osserva il comportamento di chi lo precede.
«Il deficit congenito di discernimento dei colori non si può correggere né migliorare, ma si possono “imparare” i colori, ad esempio quelli delle bandiere nazionali o di veicoli “utili”, come quelli dei pompieri o dei carabinieri», conclude lo specialista.
Un’attenzione particolare meritano i bambini daltonici nell’età della scolarizzazione, per difficoltà semplici, come distinguere le tonalità dei pennarelli o delle matite colorate. In questo caso si possono usare etichette con scritto il nome del colore.

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