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EDITORIALE

Gli assassini impuniti e lo Stato impotente

di Paola Guatelli -

29 aprile 2017, 15:34

Gli assassini impuniti e lo Stato impotente

Sorride con ghigno beffardo, le dita in segno di vittoria, accarezza un pitbull, bacia una ragazza. Spavaldo. Al sicuro in una città della sua terra, la Tunisia, dove è fuggito diciotto mesi fa, dopo avere ucciso con una crudeltà disumana la «sua» donna, Alessia Della Pia. Massacrata a colpi di bastone e di mattarello e poi abbandonata sul pianerottolo di casa. Lei riversa a terra «con il volto sfigurato e il corpo ricoperto di lividi e ferite», lui che oggi ti sfida sprezzante dai suoi nuovi profili facebook.
Sono immagini che fanno male. E non feriscono solo la memoria di quella povera donna e dei suoi genitori, ma di tutti noi che assistiamo impotenti all'ennesima beffa.
Quest'uomo, che sarà sicuramente rinviato a giudizio tra pochi mesi in Corte d'Assise, su cui pende un mandato di cattura europeo e internazionale, può starsene tranquillo e impunito a casa sua: i carabinieri e l'autorità giudiziaria che sanno dove andarlo a prendere (tiene contatti con gli amici «parmigiani» sui social) non possono farlo perché il governo tunisino non glielo permette. E non risponde a nessuna domanda posta da autorità o da giornalisti. Silenzio totale dall'ambasciatore della Tunisia a Roma e dalla stessa polizia locale.
Quindi: un cittadino straniero, in questo caso tunisino, che arriva in Italia, clandestino, già denunciato per «piccoli» reati, commette un omicidio, può rifugiarsi nel sua terra d'origine dove nessuno gli farà niente, e addirittura sarà protetto dalle giuste e sacrosante richieste della giustizia del Paese in cui è ricercato.
E' il colmo: sappiamo tutti cosa succede a tanti, troppi stranieri che delinquono. Denunciati o arrestati, dopo pochi giorni sono di nuovo sulle strade liberi e impuniti. Ecco cosa siamo diventati: il Paese dell'Impunità. Il proliferare di crimini più o meno grandi commessi da stranieri si fonda sulla certezza che nulla di grave e certo potrà mai capitare loro. Almeno non come nei loro paesi d'origine.
L'altra faccia della stessa beffa sono le espulsioni. In media a Parma vengono espulsi circa venti «irregolari» al mese. Ma, a parte quelli che vengono accompagnati da uomini in divisa alla frontiera, quanti sono coloro che veramente lasciano il nostro Paese? Il questore di Parma Pier Riccardo Piovesana, qualche giorno dopo l'omicidio di Alessia, aveva dichiarato che tra quegli stranieri messi alla porta è impossibile dire con certezza quanti realmente sono tornati a casa loro. «La maggior parte non ottempera al provvedimento di espulsione». La realtà non è cambiata. Il sistema è tristemente noto: se chi non ha rispettato il provvedimento, viene sorpreso, al massimo rischia una denuncia per inosservanza al provvedimento dell'autorità. Ritorna libero di vivere senza prospettive o purtroppo molto più spesso all'ombra del crimine.
Come era successo esattamente a Jella: tre mesi prima dell'omicidio di Alessia, avrebbe dovuto far ritorno in Tunisia perché su di lui pendeva un ordine di espulsione del questore di Ferrara (un provvedimento firmato 24 ore dopo essere uscito dal carcere dove aveva finito di scontare una condanna per rapina). Quell'ordine non venne eseguito. Purtroppo. Non solo non è servito a niente, ma non è riuscito a salvare la vita di Alessia.

pguatelli@gazzettadiparma.net