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Interrogazione

Jella latitante (e sorridente su Fb): il caso in Parlamento

di Chiara Pozzati -

29 aprile 2017, 07:03

Jella latitante (e sorridente su Fb): il caso in Parlamento

L’ondata di sdegno ha lasciato il posto all’impotenza. Alla rassegnazione. Come una patina amara caduta su questa storia di (in)giustizia. Il caso di Alessia Della Pia, uccisa di botte dal compagno tunisino Mohamed Jella, su cui spicca un mandato di arresto europeo e internazionale, approda in parlamento. A un anno e mezzo dall’omicidio che si è consumato in via Bersaglieri, cuore del Cinghio Sud, Walter Rizzetto chiede giustizia per la 38enne parmigiana. Il deputato friulano, fuoriuscito dal gruppo grillino e oggi esponente di Fratelli d’Italia, ha presentato un’interrogazione urgente e ha scritto all’Ambasciata tunisina. Rizzetto ripercorre le fasi più dolorose dell’inchiesta, interpellando il presidente del Consiglio, Gentiloni e il ministro di Giustizia Orlando. «L’autopsia sul corpo della donna ha evidenziato una particolare efferatezza del crimine – ha ricordato il parlamentare - In questi giorni è al via il processo, che è reso più complesso dal fatto che Jella risulta tuttora latitante. Fonti recenti dichiarerebbero che l’imputato si trovi attualmente in Tunisia. I carabinieri del Nucleo investigativo di Parma, grazie alla Procura di Parma e tramite l’Interpol, hanno chiesto di poter supportare la polizia tunisina nelle indagini in corso, mettendosi a disposizione in loco, ma le autorità tunisine avrebbero negato tale proposta di collaborazione senza addurre specifiche motivazioni al rigetto».

Così Rizzetto chiede «se il ministro sia a conoscenza di questi eventi e come intenda intervenire affinché sia fatto tutto il possibile per assicurare il corretto svolgimento del processo e venga assicurata la giustizia nei confronti della vittima». Il contenuto non cambia nella missiva indirizzata all’Ambasciatore tunisino, eccetto per una variante fondamentale: «chiedo quale sia la sua posizione in merito, tenuti, in ogni caso, in assoluta considerazione gli accordi bilaterali e le fonti di diritto internazionale». «E’ stata una scelta di cuore e di coscienza – commenta il deputato al termine di una convulsa giornata capitolina -. Ho appreso della vicenda guardando la scorsa puntata di Quarto Grado». Quella andata in onda su Rete4 due venerdì fa che ha proiettato un fascio di luce cruda su uno dei femminicidi più volenti che si siano consumati a Parma.

«Più che gli audio originali delle chiamate del presunto assassino, e la rabbia davanti alle foto che posta in rete – pure sconvolgenti – sono rimasto impressionato dai genitori di Alessia Della Pia. La loro reazione composta e dignitosissima, la sete di giustizia e non di vendetta. Dopo averli ascoltati ho sentito che occorreva agire. Agire per chiedere risposte alle autorità tunisine». Altro aspetto non di poco conto «è sicuramente il cambio di passo necessario all’Italia, in primis nel contesto europeo e, a cascata, in quello internazionale. Dobbiamo rivedere la nostra posizione e il nostro rilievo, occorre un “piglio” diverso per usare un eufemismo. Non è purtroppo la prima volta che ci troviamo di fronte a persone che commettono un crimine in Italia e a cui basta andare all’estero per rimanere impunite. Non faccio discorsi di pancia, ma credo sia fondamentale essere interlocutori seri e rispettati nel contesto internazionale. Specialmente quando si tratta di dar corso alla giustizia». Dalla famiglia di Alessia, che tanto ha colpito il deputato, arriva il sospiro di sollievo più intenso: «Finalmente si stanno smuovendo le acque. Questo interessamento da parte della politica riaccende le nostre speranze – si lascia andare mamma Daniela Aldini -. Non possiamo che essere grati alle istituzioni».