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Lutto

Addio a Corradi, il «biciclettaio» di via D'Azeglio

30 aprile 2017, 07:01

Addio a Corradi, il «biciclettaio» di via D'Azeglio

Lorenzo Sartorio

L’8 maggio 2011 la coloratissima carovana del Giro d’Italia gli volle rendere un omaggio transitando da via D’Azeglio proprio dinanzi al suo storico negozio, il «sancta sanctorum» parmigiano delle bici di Giorgio Corradi deceduto venerdì notte all’età 88 anni. Parmigiano del sasso, oltretorrentino doc di via D’Azeglio, Giorgio, è nato e vissuto nella casa dov’è ubicato il suo negozio all’ombra delle Torri dei Paolotti. La bottega dei «Corradi biciclettai in Parma» aprì i battenti nell’aprile del lontano 1922. Otello Corradi, padre di Giorgio, acquistò l’immobile per la fantasmagorica cifra di 40.000 lire, frutto di un’eredità che gli era piovuta addosso come manna dal cielo. Otello, classe 1889, cavaliere di Vittorio Veneto, medaglia al merito francese per essere stato coraggioso motociclista portaordini nella Grande guerra, figlio del fornaio di piazzale Santa Croce, iniziò così la sua vita tra le due ruote in quel negozietto in cui, ancora bambino, entrò anche il figlio Giorgio. Una via D’Azeglio completamente diversa dall’attuale, quella dei tempi in cui Giorgio, garzoncino di bottega, iniziava a pezzare le camere d’aria con ritagli di gomma incollati con la famosa «soluzione» dopo avere scovato la foratura immergendo la camera d’aria in un «sój» d’alluminio ricolmo d’acqua. Una strada dove si affacciavano ben otto bottegucce di meccanici di biciclette mentre altri punti di riparazioni-bici erano ricavati all’interno di portoni, sottoscala, anfratti di qualche portico intanati nei borghi «de d’la da l’acqua». Una via D’Azeglio con tante osterie che animavano la strada e i borghi limitrofi: quella di Fornasari, «I Tri Morètt», «La Bissa, «Al Botti», «La Barcassa» e altre. «La bottega - come amava spesso ricordare Giorgio - era la metà dell’attuale, confinava con la cucina e chi sedeva al tavolo dalla parte del negozio, era in grado di vedere chi entrava in quanto non si chiudeva mai, nemmeno a mezzogiorno». Infatti Otello Corradi non poteva chiudere bottega in quanto, oltre montare qualche bici nuova con il suo marchio e ripararne tante altre, faceva deposito, domenica compresa, ma anche al mercoledì e al sabato, per tutti quegli agricoltori provenienti dal primo contado che si recavano in piazza Garibaldi al mercato. Per offrire un maggior comfort ai clienti, i Corradi, nel loro negozio, disponevano di una toilette dotata anche di specchio e lavabo dove la gente poteva riassettarsi dopo un’estenuante pedalata per raggiungere la città. Dal negozio-officina dei Corradi sono transitati tanti promettenti giovani garzoni che sarebbero in seguito divenuti provetti meccanici o addirittura costruttori di bici come Ernesto Giuffredi e altri che approdarono da Garlatti, il più noto costruttore di bici della nostra città con stabilimento in borgo Collegio Maria Luigia. Giorgio, che fu icona e simbolo di via D’Azeglio, in questa strada, negli anni, ne vide di tutti i colori: dalla partenza dei tedeschi in fuga, all’arrivo degli anglo-americani, alle sfilate dei partigiani che scendevano dalle montagne per raggiungere la città liberata, alle migliaia di cortei che, in direzione piazza Garibaldi, partivano da piazzale Santa Croce. Il negozio di Giorgio, in certi momenti della giornata, si trasformava in una sorta di salotto dove convenivano alcuni «pramzàn dal sas» per le rituali quattro chiacchiere. E, Giorgio, accoglieva tutti con quel sorriso che rimarrà scolpito nella memoria di chi gli ha voluto bene. Un salotto di parmigianità, ma anche un'officina di ottimo livello dove le bici riparate ritornavano come nuove grazie al grande talento dell’allievo prediletto di Giorgio, Benedetto Greco, che porta avanti questa arte antica. Beppe Soncini, altro guru parmigiano delle bici, ricorda con affetto il fraterno amico Giorgio con il quale ha realizzato numerose iniziative. «Rammento - dice Soncini - quando, con Giorgio, negli anni Sessanta andavamo a Milano al Salone del ciclo e motociclo. E più di una volta pranzammo con alcuni mostri sacri delle due ruote come il campione del mondo parmigiano Gianni Ghidini, con Fiorenzo Magni e il mitico Gino Bartali».

«Ci ha lasciato una leggenda vivente - dice affranto Flavio Campagna, detto Kampah -, un grande di quella Parma antica dell'Oltretorrente in cui sono anch'io cresciuto e su cui ho formato i miei primi principi morali e di convivenza civile. Il grande Giò, lo zio di Luca e Cosetta Corradi, grandi amici di sempre non è più tra noi e ha lasciato un vuoto incolmabile! Dal suo negozio di biciclette è passata mezza Parma e ha lasciato nei cuori dei suoi clienti la testimonianza di tutta la sua umanità che porteremo sempre nel nostro ricordo! Ciao Giò! Ci manchi già». Giorgio era molto legato ai nipoti Luca, Cosetta, Gian Luca ed ai pronipoti. I funerali si svolgeranno martedì alle 11 partendo dall’Ospedale Maggiore per la chiesa di Santa Croce indi la salma sarà tumulata nel cimitero della Villetta. Il rosario sarà invece recitato questa sera alle 20 nella stessa chiesa.

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