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GRAN BRETAGNA

Filippo di Edimburgo si ritira dagli impegni pubblici

04 maggio 2017, 21:44

Filippo di Edimburgo si ritira dagli impegni pubblici

Buckingham Palace ha annunciato il ritiro del principe Filippo da tutti gli impegni pubblici a partire dall'autunno prossimo. E' questo l'annuncio che ha seguito la riunione dello staff nella residenza reale. Filippo compie a giugno 96 anni. La regina appoggia la sua decisione, mentre conferma tutti i propri, di impegni. Non è escluso, peraltro, che il principe possa partecipare ancora a singoli eventi. Precisa la nota: “Il duca di Edimburgo è sostenitore, presidente o membro di oltre 780 organizzazioni, con le quali continuerà a essere associato, nonostante non avrà più un ruolo attivo nel partecipare agli appuntamenti”. Già diversi incarichi, per quel che concerne la rappresentanza di associazioni, erano state trasferite di recente al principe Carlo e al figlio William. Per diverse ore c’è stato mistero intorno alla riunione d’emergenza convocata da Lord Chamberlain, il più alto ufficiale di Buckingham Palace. Si temeva qualcosa di grave. Di fatto il Sun esce online con una clamorosa gaffe e scrive: “Il principe è morto”.

Un pilastro, oltre le gaffe. Filippo di Edimburgo, 96 anni a giugno, principe consorte del regno britannico del quale oggi è stato annunciato il prossimo addio alla vita pubblica, è l’uomo della vita di Elisabetta II. Il marito e alter ego su cui la sovrana ha potuto contare sempre e da sempre: discreto, ma presente, sulla tolda di comando della monarchia come in una vita coniugale conservatasi solida, pur fra gli inevitabili alti e bassi del tempo, per ben 70 anni.
Nato a Corfù il 10 giugno 1921, carico di titoli araldici ma senza trono, Filippo di Grecia e di Danimarca, sposa la figlia ed erede di re Giorgio VI il 20 novembre 1947, quando lei ha solo 21 anni. Lui è biondo, aitante, sportivo, ha prestato servizio in guerra da ufficiale di marina. Ma, seppure cresciuto in Inghilterra, s'è convertito dall’ortodossia all’anglicanesimo solo al momento delle nozze, dopo aver adottato il cognome Mountbatten dei suoi antenati isolani di parte materna, che lo avevano anglicizzato dal teutonico Battenberg.
Si rivelerà un’unione di successo, indistruttibile malgrado la difficoltà iniziale a ritagliarsi un ruolo, le rinunce legate alla necessità di camminare nell’ombra di una consorte chiamata già nel '52 a indossare la corona e malgrado qualche sospetto di scappatella. Un’unione coronata da 4 figli (Carlo, Anna, Andrea ed Edoardo) e consolidata dall’intesa personale, dal rispetto di un codice di regole, da un culto pragmatico della tradizione e dalla comune devozione a impegni pubblici e obblighi di corte.
Nella sua lunga vita Filippo è stato anche giocatore di polo, fino a tarda età driver di calesse (e di Range Rover, tanto da scarrozzarvi 95enne Barack e Michelle Obama), pittore di acquerelli. Ma sopra a tutto rappresentante infaticabile della 'Firm', la 'Ditta di famiglià dei Windsor, in centinaia di associazioni di volontariato. Non se ne potrebbe avere tuttavia un ritratto completo senza accennare alle famose o famigerate gaffe, collezionate in quantità, qualcuna tinta di pregiudizio, ma alla fine accettate da sudditi e tabloid come un tratto tutto sommato divertente di un 'nonnò della nazione. Autorizzato talora a scivolare oltre i confini del politicamente corretto.
Il terreno più accidentato per il duca di Edimburgo, in questo contesto, è sempre stato quello dei rapporti diplomatici e con le minoranze. Memorabile, nel 1986, l’uscita durante una visita in Cina in cui il principe sconsigliò ad alcuni studenti britannici di rimanere troppo a lungo in Asia: «altrimenti vi verranno gli occhi a mandorla», motteggiò. Si narra poi che, durante un ricevimento a Buckingham Palace nel 1999, a un distinto signore di colore egli chiese incauto: «Da quale Paese esotico viene?». Per sentirsi rispondere: «Birmingham, Gran Bretagna». 'Incidentì simili a molti altri, risolti il più delle volte con un sorriso più o meno forzato delle 'vittimè e senza ripercussioni gravi sulla popolarità della Royal Family. O su quella personale d’un uomo dei suoi tempi al quale oggi il Regno guarda con rispetto pressochè unanime e già con nostalgia: riconoscendogli, mentre se ne annuncia l’uscita di scena autunnale, da autunno del 'patriarcà, di aver contribuito - a suo modo - a portare la monarchia nel XXI secolo.