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LO STRISCIONE

C'è un «Ghetto» in casa degli ultras crociati: la storia

07 maggio 2017, 13:47

C'è un «Ghetto» in casa degli ultras crociati: la storia

Per una volta proviamo a dimenticare scontri e violenze, proviamo a credere (o illuderci) che il mondo ultras sia anche semplicemente simboli e sfottò, lotte (disgraziatamente a volte botte) nel rispetto di una «mentalità» che più passa il tempo e più sembra perduta. Ma la rivalità tra «bagoloni» (per i reggiani sono i tifosi del Parma “arroganti, spocchiosi e con la puzza sotto il naso”) e le «teste quadre» (i reggiani si definiscono umili e mai domi) genera aneddoti che vanno ben oltre il mondo ultras. Quasi quasi verrebbe da ridere.

L'andata
Anche perché le parti si invertono. Pensate alla gara d'andata: grande coreografia reggiana sui «colori a difesa della città», ma qualcuno non è né umile né domo, parla, si vanta e il parmigiano che fa? Risponde a inizio secondo tempo ricordando la lunga storia del calcio parmigiano e i 40 anni da ultras. Ma tant'è.

«Lo» striscione
Al di la di storie ultras, di certo bisogna raccontare la storia «dello» striscione. Si tratta di quel «Ghetto» che dal 27 maggio 1990, in coincidenza con la prima promozione in A del Parma, è nelle mani degli ultras parmigiani. Una storia che meriterebbe di essere trasposta in un libro, a memoria. Senza voler deridere i cugini d'oltr'Enza, naturalmente. Anzi, visto che ormai i protagonisti del ratto del «Ghetto» sono tutti attempati, bello sarebbe che raccontassero a tutti cosa significava, allora, mondo ultras e cosa significava perdere (e di conseguenza conquistare) il vessillo per eccellenza degli avversari.

27 maggio 1990
A quei tempi la curva sud del Tardini non aveva barriere: si poteva girare intorno allo stadio, per intenderci. La sud, in quel Parma-Reggiana che diede la A ai crociati, era colma già un'ora prima della gara di tifosi parmigiani. Poi c'erano i reggiani, coi loro vessilli e le loro bandiere. Ma mancavano gli ultras Ghetto, in arrivo con il treno. In ritardo, come spesso accade in queste situazioni. Al loro ingresso qualche piccolo tafferuglio, fughe e contro-fughe. E il custode dello striscione «Ghetto» si impaurisce, perde il prezioso vessillo. Che è prontamente raccolto (giusto dire rubato) da un tifoso del Parma.

A Parma da Cesena
Il prezioso striscione fu affidato agli allora gemellati cesenati, giusto per far sì che se ne perdessero le tracce. L'anno dopo, con Cesena e Parma in serie A, fu riconsegnato ai parmigiani. In gran segreto. Per anni lo striscione ha dormito in mani sicure ed è riapparso per ricordare a tutti quella giornata, quel sacco. Più degli scontri o delle sassate ai pullman, può fare il sano sfottò. La speranza è che sia così anche questo pomeriggio. Aspettando coreografie e soprattutto il risultato del campo.

L'appello dei Boys
«Tutti davanti al Tardini dalle 11,30.... E quando arriverà il pullman della Reggiana NESSUN tifoso del PARMA dovrà fare cazzate, come invece fecero loro all'andata. Noi non siamo come loro, dimostriamolo per l'ennesima volta!». E che il derby abbia inizio. Red. Sport