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Piazzale Dalla Chiesa

Dalla Pilotta ai portici della stazione: il trasloco dei pusher

07 maggio 2017, 07:02

Dalla Pilotta ai portici della stazione: il trasloco dei pusher

Luca Pelagatti

Succede all'improvviso. Fino ad una certa ora qui si affannano a passo spedito i pendolari o ciondolano i soliti randagi che addomesticano il tempo a colpi di tavernello. Poi, come per un segnale che solo loro sanno percepire, arrivano in massa i pusher. Sono decine e tutti hanno alcune cose in comune: sono giovani, viaggiano in bici e non abbandonano mai il cellulare che stringono in pugno. La prima è il mezzo con cui si muovono. Il secondo è lo strumento con cui lavorano. Che lavoro sia è evidente: spacciano. E i portici della stazione, ormai, sono la loro casa.

Fino a qualche tempo fa li avresti trovati in Pilotta. Il supermarket dello sballo stava all'ombra di Verdi. Poi la stazione Parma centro dei carabinieri si è insediata in via Garibaldi: tempo qualche giorno e i pusher non si sono più visti. Sia chiaro, non sono scomparsi. No, semplicemente hanno traslocato. Loro c'hanno guadagnato anche la comoda protezione garantita dai portici sul fianco della stazione. Quelli che abitano tra piazzale Dalla Chiesa e viale Bottego, in compenso, hanno perso la tranquillità.

«Per me tornare a casa la sera è diventato un incubo - racconta con la faccia di chi non si rassegna un uomo che abita al civico 15. - E se lo è per me che sono un uomo pensi per una ragazza».

Le fisime banali di un fifone? Non proprio. Perché basta aspettare che cali il buio per vedere il portico popolarsi: appoggiano la bici alle colonne, si mettono in fila contro il muro e aspettano. O meglio, iniziano il loro commercio che, evidentemente, ha regole e prassi consolidate. La prima riguarda i clienti: qualcuno viene qui per comprare le dosi. Ma non sono molti: la maggior parte usa il telefono per contattare il pusher. Che con la bici parte, fa la consegna e ritorna. E aspetta di fare nuovi affari. L'altra cosa che si scopre - e bastano un paio di sere di osservazione discreta - è che come in ogni azienda che si rispetti ci sono ruoli e incarichi diversi. Insomma, c'è chi comanda e chi si occupa della manovalanza, chi pedala e chi aguzza lo sguardo. Tra chi comanda c'è sicuramente un giovane con uno zaino a tracolla che presidia l'angolo tra il piazzale e viale Bottego: gli altri gli si avvicinano, lo ascoltano, ma lui, è evidente, non partecipa alle consegne. Sembra piuttosto che distribuisca gli incarichi. Quasi che fosse un direttore. Quelli che lavorano con gli occhi invece non stanno qui, ma sono piazzati altrove. Non si vedono ma loro notano tutto: non si capisce altrimenti come possa succedere che qualche istante prima dell'arrivo delle auto delle forze dell'ordine, l'esercito dei pusher svanisca all'improvviso. Il telefono di qualcuno di loro squilla e subito rimbalza un grido: «police». Quando il lampeggiante arriva ad illuminare il portico, di solito, è vuoto. Per poco, sia chiaro. Dopo una manciata di minuti i pusher tornano a presidiare la loro zona. «Per un certo periodo i controlli e i passaggi dei mezzi delle forze dell'ordine sono stati molto frequenti - racconta uno dei commercianti della zona - Ed in effetti la situazione sembrava migliorare. Ma basta abbassare anche di poco la guardia e il mercato invade la piazza».

Tra l'altro dando ad alcuni di questi mercanti di sballo la sensazione di essere i veri, e unici, padroni del territorio: l'altro ieri una coppia è stata presa a male parole da uno dei pusher: «Andate via, sbirri», ha ringhiato uno dei giovani di colore con l'atteggiamento di chi è pronto a scattare. La colpa dei due? Solo quella di essere passati per la piazza due o tre volte di fila, per mano. «Ma noi non siamo agenti, stavamo solo passeggiando», è sbottato l'uomo stringendosi alla compagna. Succede anche questo e non a caso, dopo che è sceso il buio, quasi tutti preferiscono evitare il portico e passare nel bel mezzo della piazza. Se piove ci si bagna e si allunga il percorso: ma si sta più tranquilli. Appoggiati al muro, intanto, i ragazzi aspettano. In mano hanno il cellulare e di fianco la bici mentre le dosi, è ovvio, stanno nascoste al sicuro da qualche parte. Di giorno qui passano i pendolari: ma adesso è sera. E questa è terra di nessuno. Anzi, terra di spaccio.

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