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Thuram: «Oggi mi sento più parmigiano che francese»

di Vanni Buttasi -

07 maggio 2017, 12:23

Thuram: «Oggi mi sento più parmigiano che francese»

La testa a Parigi e il cuore a Parma. Lilian Thuram, 45 anni, francese della Guadalupa, un passato da campione del mondo e d'Europa con la nazionale transalpina e una carriera tra Monaco, Parma appunto, Juventus e Barcellona e un presente da uomo impegnato in prima persona nella battaglia contro la discriminazione razziale. Nella capitale francese, dove vive, ha costituito la Fondazione «Educazione contro il razzismo». Appese le scarpette al chiodo, si è dedicato anche alla scrittura con due libri, editi in Italia da Add: «Le mie stelle nere» e «Per l'uguaglianza». In queste ore l'attenzione di Thuram, un vero e proprio signore anche in campo, è rivolta al ballottaggio di domani per la presidenza della Repubblica tra il candidato centrista Emmanuel Macron e la leader del Front National Marine Le Pen. «Spero - sottolinea Thuram, al telefono dalla sede della sua fondazione -, prima di tutto, che i francesi vadano a votare. Purtroppo, in questi giorni, ho incontrato numerose persone che vogliono disertare le urne. E' un fatto grave che non deve accadere». Poi, sul duello, puntualizza: «Macron, al contrario di Marine Le Pen, non divide: lui è per il bene comune dei francesi e di chi vive in Francia. Lei rappresenta un pericolo con la sua politica del “noi”. E poi non capisco nemmeno l'atteggiamento di Mélenchon, esponente della sinistra, è poco chiaro quando non dichiara apertamente chi decide di appoggiare ma lascia la libertà di scelta ai propri elettori». L'ex difensore del Parma ribadisce come in Francia lo straniero viene visto come «un pericolo. Non c'è lavoro, è colpa degli stranieri» mentre non lo dice chiaramente ma il suo appoggio va a Macron. Decisamente più rilassato quando parla di Parma. Gli si apre il cuore e sottolinea più volte come lui si senta «parmigiano». E aggiunge: «La persona che sono oggi è perché ho vissuto a Parma. Questa città ha rappresentato moltissimo per me. I miei figli sono nati qui, ho vissuto cinque anni splendidi. Come calciatore e, lo ripeto, come uomo sono cresciuto tantissimo a Parma: è stata la prima città dove ho vissuto come straniero. Da voi ho imparato la lingua e soprattutto a conoscere l'Italia». Nella voce c'è un filo di commozione quando ricorda il centro con le persone che vanno in bicicletta, le amicizie rimaste nonostante la distanza. Poi sottolinea: «Manco dalla vostra città da tanto tempo ma non ho bisogno di tornarci perché Parma è dentro di me. Non sono nostalgico ma è difficile dimenticare quegli anni perché per me Parma è stata la felicità». Immancabile la conclusione calcistica: «Ormai seguo pochissimo il calcio - ribadisce -, solo i risultati della serie A ma il Parma non c'è. Ho sentito che non ci sono più Scala, Apolloni e Minotti ma della squadra non so nulla. I miei figli giocano a calcio: Marcus nel Sochaux, nella B francese, mentre Khephren milita nella Primavera del Monaco».