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La metà del cielo (ferita)

Da Bodei alla Maraini, riflessioni su una piaga che ha radici antiche

di Margherita Portelli -

10 maggio 2017, 15:21

La metà   del cielo  (ferita)

Con quali parole si racconta la violenza contro le donne? Con che voce si spiega l’assurdo e come si affronta il dilagare di una piaga che, molto spesso, è più vicina di quanto siamo portati a credere? Per indagare queste domande e provare a dare delle risposte Valeria Babini, curatrice del volume «Lasciatele vivere. Voci sulla violenza contro le donne», edito da Pendragon, sarà questo pomeriggio alla libreria Diari di Bordo (borgo Santa Brigida) alle 18: presenterà il suo libro e discuterà con la psicologa e psicoterapeuta Silvia Marchesini e con la vicesindaco Nicoletta Paci, delegata alle Pari opportunità.
Il volume (214 pagine, 18 euro) raccoglie punti di vista diversi – di donne e di uomini – che riflettono gli interventi di psicologi, storici, avvocati, giornalisti, scrittori, linguisti, sociologi e giuristi che hanno partecipato come relatori nelle tre edizioni del Seminario sulla violenza contro le donne organizzato dal corso di laurea in Filosofia dell’Università di Bologna. Un momento di approfondimento che dal 2013 è stato reso obbligatorio per gli studenti di Filosofia, ma aperto a tutta la cittadinanza, per esaminare da vicino numerosissime tematiche tra loro correlate. «Molte riflessioni, differenti prospettive scientifiche: nessuna certezza se non quella di voler capire e combattere un fenomeno che possiamo definire una questione sociale» specifica la curatrice, introducendo i saggi.La violenza contro le donne, che all’estremo scaturisce nel femminicidio, caratterizza una società «malmessa, malformata, che non ha capito cosa vuol dire parità, democrazia, uguaglianza» (Dacia Maraini), ma affonda le proprie radici in un passato davvero molto lontano. Non a caso ad aprire gli interventi è proprio Annarita Angelini, coordinatrice del corso di laurea in Filosofia di Bologna, che muove dall’analisi di due miti fondatori del potere maschile – la creazione di Eva e il ratto delle Sabine – per investigare un’oppressione che perdura. «Il corpo della donna seduce; l’uomo non agisce una violenza ma è indotto in una tentazione alla quale non può resistere per via del “trasporto delle passioni” (Livio) e della “carnale concupiscenza” (Mosè) (…). In sostanza loro, le donne, se la sono andata a cercare» (Annarita Angelini). Troppe volte parole come queste risuonano stridenti. Non serve allontanarsi granché – nel tempo e nello spazio – per ricordare l’ultima volta che, anche se solo sottese, disumane approssimazioni come questa hanno preso a ronzare fastidiose intorno a noi: donne la cui «colpa» sarebbe quella di non sapersi allontanare da un fidanzato violento – ricordiamo Alessia Della Pia, massacrata a calci e pugni nel dicembre del 2015 – o di condurre la propria vita liberamente – come Gabriela Altamirano, che insieme a Luca Manici è stata vittima del doppio omicidio di Natale nel club a luci rosse di San Prospero. Leggete le parole che l’avvocato della difesa sceglieva per l’arringa finale, in un processo per stupro nel 1979. «Avete cominciato a scimmiottare l’uomo. Voi portavate la veste, perché avete voluto mettere i pantaloni? Avete cominciato a dire “Abbiamo parità di diritto”. Vi siete messe in questa situazione. E allora ognuno, purtroppo, raccoglie i frutti che ha seminato. Se questa ragazza fosse stata a casa, se l’avessero tenuta presso il caminetto, non si sarebbe verificato niente». Sembrano secoli, sono pochi anni. E anche se oggi forse un avvocato non avrebbe l’ardire di esprimerli davanti a un giudice, questi pensieri tuttora insistono ad insinuarsi, fra i discorsi lasciati ad intendere e le parole non dette.Un’interessante disamina del rapporto di coppia, fra amore e possesso, emerge poi dalla lettura di alcuni saggi. «Persone ancora immerse nella subcultura in cui la donna, in particolare, è una proprietà dell’uomo, che non accettano la lesa maestà del loro io» (Remo Bodei). Approvazione della libertà, accettazione dell’alterità, rispetto dell’autonomia di scelta: troppo spesso gli uomini faticano a fare i conti con tutto questo e non contemplano l’abbandono, la rottura del legame amoroso, per scelte che avvengono al di fuori di sé. E a farne le spese sono donne come Arianna Rivara, la nostra concittadina uccisa a fine gennaio da un uomo che non accettava la fine della loro relazione. Ecco perché è questo un libro che dovrebbero leggere tutti: uomini e donne, ragazzi e genitori, insegnanti e studenti. Perché tutti noi sappiamo di che parla e, se un cambiamento è possibile, esso passa dal superamento di un retaggio culturale in cui siamo nostro discapito tuttora incagliati.
Lasciatele vivere. Voci sulla violenza contro le donne
Pendragon, pag. 214, 18,00