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CUNEO

Il paese rifiuta i profughi. Il dottore: "Non vi curo più"

Il chirurgo poi precisa: "Una provocazione, contro il razzismo non basta guardare"

12 maggio 2017, 00:20

Il paese rifiuta i profughi. Il dottore:

Una «provocazione», perchè contro il razzismo «non è sufficiente stare a guardare, ma occorre prendere posizione, far sentire la propria voce». Fa rumore la presa di posizione di Corrado Lauro, medico chirurgo dell’ospedale Santa Croce di Cuneo, che ha annunciato l'intenzione di non voler curare gli autori del manifesto razzista comparso nei giorni scorsi a Roata Canale e Spinetta, frazioni di Cuneo, per dire no a 24 richiedenti asilo. «Questa è una minaccia, noi i negri non li vogliamo», recita il volantino che ancora oggi il dottore giudica «inaccettabile», alla pari "dei buu allo stadio o delle scritte della scorsa settimana sulle strade che portano a Superga».
Non è un esperto di immigrazioni, e ci tiene a precisarlo, e non fa politica il dottor Lauro. Mai avrebbe pensato che il suo post su Facebook, scritto d’impeto dopo aver visto quei volantini, avrebbe riscosso così successo. «Agli abitanti della frazione cuneese che hanno esposto il cartello - le sue parole sul social - comunico che non intendo prestar loro alcun intervento sanitario, se non in caso di immediato rischio vita o qualora si configurassero le condizioni di una denuncia per il reato di omissione di soccorso. Siete pertanto pregati di rivolgervi ad altro più qualificato professionista. Comincia così la mia Resistenza».
Lo sfogo è stato condiviso da oltre 400 persone ed altrettante lo hanno commentato, la maggior parte con parole di ringraziamento e di solidarietà. «Comprendo le ragioni del 'nò - puntualizza oggi Lauro - e pur non vivendo a Cuneo, sono anch’io contrario a questa politica di gestione dei migranti, che spesso tende a relegarli nelle periferie dei comuni più isolati. Ma quando ti trovi di fronte a un manifesto evidentemente razzista, che recita testualmente 'Noi i negri non li vogliamò, non puoi stare in silenzio. Significherebbe accettare questa forma di linguaggio, accettare i 'buuù e i cori razzisti negli stadi come se fossero una cosa normale».
Per il dottor Lauro, quelle parole non hanno nulla di normale. Come è normale «che tutti i pazienti di questo ospedale, tutti i miei pazienti, vengano curati con scienza e coscienza - precisa ancora -. Non è nelle mie corde fare distinzioni. Il concetto di fondo che ho voluto esprimere con il mio post è che non riuscirei a tenere un rapporto diretto con chi la pensa in questo modo...».