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Il racconto della domenica

Nel crepuscolo degli ulivi

di Monica Borettini -

14 maggio 2017, 16:23

Nel crepuscolo degli ulivi

Il mare d’inverno non è proprio come un film in bianco e nero visto alla tivù. C’è sempre una luce musicale che si disperde sulla costa. A volte è sospesa tra colore, meraviglia e il verde argento degli ulivi. Ulivi che col vento intonano un canto dal timbro sospiroso. E scende la sera. Tutto cambia. Anche lì dove la bellezza ha un suo covo speciale. Ludovico si stava avviando verso le scale dell’albergo. Ormai faceva buio e non era piacevole restarsene seduti a contemplare il paesaggio nebbioso, quasi freddo di un marzo piuttosto crudele. Sua moglie gli era giunta alle spalle all’improvviso, sbucata chissà da dove. Trasalì. Egli intendeva passare la serata da solo. Questi erano i loro accordi. Pensieroso, doveva trovare una soluzione ai suoi problemi. Salirono i gradini. In silenzio. Non c’erano altri ospiti e quella pace assordava gli spazi.
Pur trovandosi lì da poche ore, Ludovico già non ne poteva più. Entrato che fu in quella camera spoglia, accese l’abat jour: sembrava avesse paura di accendere la luce centrale. Una sorta di fuoco stanco baluginava nei suoi occhi. Gilda se ne accorse e non poté fare a meno di trattenere un brivido. «Perché ci siamo avventurati in questo ginepraio?» sussurrò, con una voce che pareva giungere da un pianeta sconosciuto. Nessuna risposta. «Può diventare un grosso guaio» continuava la donna. «Perché sei venuta? Ora sarà tutto più difficile per me», le rispose, prendendo con forza le sue mani minuscole, con le unghie smaltate di blu. Bevvero un bicchiere di acqua dal rubinetto ma entrambi avevano le fauci secche. «Siamo preda di un rapido destino: o soccombere o trionfare», aggiunse sommessamente. «Trionfare? Tu lo chiami trionfare?». «Zitta, zitta per l’amor di Dio». «Che coraggio, nomina Dio!». Gilda era sgomenta. La donna sbatté la porta. Scese quelle scale sofferte. Si diresse verso il bancone del bar. Nella notte Gilda non vedeva solo il buio, vedeva tutti gli astri. Pensò all’estate passata. Alla canoa con cui attraversavano il golfo dei poeti, ai bagni nelle calette nascoste. Pensò ai profumi dell’estate. E si strinse nelle spalle. Sembrava fosse trascorso un secolo da quei momenti. Ordinò un sandwich e una tequila. Non le restava che attendere. Ludovico si nutriva intanto di momenti infeltriti. Una parte di lui voleva scendere per abbracciarla e dirle: «hai ragione, faremo come vuoi tu». Ma qualcosa glielo impediva. La cifra maledetta che doveva ai suoi debitori. Sarebbe lievitata all’inverosimile se lui non avesse… Ok… Forse la notte gli avrebbe rischiarato gli orizzonti? Dato il giusto consiglio? Stremato si addormentò, vestito, con le mani sulla valigetta. Ma il mattino lo ritrovò in un lucore disperato. La valigetta era sparita, ormai erano le 9 e di lì a poco avrebbe dovuto affrontare lo strozzino. Come aveva potuto essere così stupido? Guardò ovunque, nella speranza di averla infilata sotto il letto o nell’armadio augurandosi che sua moglie l’avesse nascosta. Ma della valigetta nemmeno l’ombra. Si sentì perduto. Sudori freddi gli inumidivano le tempie mentre in petto i salti del cuore si infittivano. Il telefono squillò. Cercò di calmarsi. Forse una soluzione inaspettata? Ma chi poteva sollevarlo da quella pena infinita? Poi intravide un biglietto sul comodino. Il telefono continuava l’odioso gracchio di corvo. «Nell’acqua c’era un sonnifero. Vado a restituire il denaro. Non puoi tradire così i condomini che si son fidati di te. Vai da quell’uomo, di’ che sei stato derubato. Credimi deve andare così. Se smetti di giocare, ti aiuterò. Distruggi il biglietto. Gilda». Improvvisamente il panico, l’angoscia, il bombardamento atomico che avevano invaso il suo corpo e la sua mente si stemperarono. Alcune lacrime, ricacciate, non scesero sulle guance. D’incanto le pareti ammutolite di quella stanza gli parvero colorate e luccicanti: guardò fuori, il sole splendeva sugli ulivi, esultava sullo sciabordio dell’acqua. Ludovico percepì un coraggio nuovo grazie alla sua donna: in quel giorno che scivolava nel mare scoprì che il tempo non era scaduto, il premio era una striscia di vita che lo colmava di sollievo combattivo.