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Il metodo Fanelli: come la spregiudicatezza è diventata marchio di fabbrica

02 giugno 2017, 18:33

Il metodo Fanelli: come la spregiudicatezza è diventata marchio di fabbrica

L'inchiesta Pasimafi ha scosso fino alle fondamenta il mondo della sanità in città. Ma le onde di questo tsunami giudiziario sono arrivate ben oltre visto che persino il rettore dell'Università, coinvolto nell'indagine, ha rassegnato le dimissioni. «Percepisco la paura e lo sconforto dei dipendenti dell'Università e dell'Ospedale, percepisco un'incipiente sfiducia dei cittadini nell'Università e nella sanità pubblica, colgo il disorientamento degli studenti», ha scritto Loris Borghi nella sua lettera di commiato. E forse sta proprio in queste parole il senso più profondo di una indagine che non solo ha scoperchiato una prassi di malaffare. Ma anche comportamenti totalmente all'opposto di quelli che ci si aspetta da un medico: una delle accuse più pesanti infatti rivolte a Fanelli, che resta ancora ai domiciliari, è quella di avere usato i pazienti, si intende inconsapevoli, per testare farmaci «suggeriti» dalle case farmaceutiche. Le quali, inutile dirlo, compensavano il medico con generosità. D'altra parte una certa spregiudicatezza Fanelli l'aveva trasformata nel suo marchio di fabbrica: «Io non faccio feriti, ma morti». «In una scala da uno a dieci, tu vali meno due». «Non mettetevi contro di me: il dolore a Parma lo gestisco io»: queste alcune delle frasi pronunciate più volte dal primario della Seconda Anestesia - ora sospeso dall'incarico - che nelle intercettazioni è stato registrato mentre si vantava del proprio potere facendo sfoggio di sconcertante cinismo. Ma sempre con un occhio rivolto al «benessere» della famiglia.

«Così diamo qualche soldino di consulenza ad Andrea», dice parlando del figlio con il rappresentante di una casa farmaceutica accettando un compito paradossale: dimostrare che una scatola da tre capsule, anche a bassi dosaggi in relazione alla massa corporea, funziona come una da cinque. Un lavoro da scienziato? Per nulla. Tanto che candidamente ammette «che si dovranno manipolare i dati». Ovviamente non sarà facile. Ma un medico che si vanta di «poter fare quello che vuole» non si ferma certo per cosi poco. In fondo, in ballo c'erano molto soldi. Peccato: anche la vita dei pazienti.