Sei in Archivio

Costume

Padania, questione di identità

Dai Longobardi a Miglio, radici archetipi e tradizioni: in un libro la storia di un termine, tra antropologia e politica

di Vanni Buttasi -

08 giugno 2017, 01:55

Padania, questione di identità

In tempo di globalizzazione e di forti immigrazioni, il senso di appartenenza al proprio territorio e alle proprie tradizioni è una richiesta molto sentita dai cittadini. Per questo «Identità Padana», scritto da Anonimo Padano (Edizioni Selecta), è un saggio che cerca di mettere in fila una serie di pensieri e di dati di fatto che consentono al lettore, anche quello più restio ad argomenti di questo genere, di comprendere il valore di un territorio che va sotto il nome di Padania. Era la seconda metà degli anni '90 del secolo scorso quando, all'attenzione dell'opinione pubblica, balzò questo termine: Padania. Fu usato, in termine politico, in chiave autonomista dalla Lega Nord ed identificava un'ipotetica e futura unità territoriale che si configurasse come repubblica federale.

Il libro di Anonimo Padano - nato nella laguna veneta, una laurea in Medicina a Pavia, specializzato in odontostomatologia, vive e lavora sulla sponda piemontese del lago Maggiore - analizza la questione partendo, prima di tutto, dall'identità territoriale per proseguire con quella economica e infine per portare una feroce critica al potere centrale di Roma che, come sottolinea lo stesso autore, «impedisce la realizzazione di qualsiasi autonomia territoriale nella Penisola italica». In questo senso, indubbiamente interessante, il pensiero di Gianni Brera che, nel 1973, scrisse: «La storia d'Italia non è mai stata scritta, ma si fervidamente inventata, secondo convenienza».

Il libro analizza, con grande scrupolo e dati alla mano, le diverse questioni: da quella economica («La Regione Padana: la più ricca del Pianeta») a quella territoriale e della lingua, a quella legata alla religione e alla cultura. Non mancano, naturalmente, i riferimenti all'identità storico-monumentale con i monumenti longobardi e la loro architettura. In questo senso ci viene in aiuto il sottotitolo del libro «Siam tutti figli di Longobardi».

Sicuramente il viaggio nella Storia, è di grande interesse perché permette di comprendere meglio anche il presente: dalle Città-Comuni, alle Signorie per finire alla nascita della Lega Lombarda. «La storia d'Italia - come scrive, nel libro, Franco Cardini, docente di Storia all'Università di Firenze - è sempre stata, per sua natura, municipale, regionale e policentrica; l'unitarismo che trionfò tra gli anni Quaranta e gli anni Settanta dell'Ottocento non apparteneva alle sue tradizioni e alla sua cultura sociale e fu, in gran parte, il risultato del convergere della bramosia militare dei Savoia, con l'ideologia visionaria del Mazzini e il volontarismo guerrafondaio di Garibaldi. I popoli del sud e del nord rimasero largamente estranei a queste cupidigie».

Infine una parola «federalismo» che spesso, anche in questi ultimi anni, ha fatto discutere e litigare i nostri politici: ma, in questo senso, è di indubbio valore il pensiero di Carlo Cattaneo (1801-1869) che, all'alba dell'unità d'Italia, fu fautore di un sistema politico basato su una confederazione di Stati italiani, sullo stile della Svizzera. Va ricordato che proprio Cattaneo viene ritenuto l'iniziatore della corrente di pensiero federalista in Italia. Non da meno il pensiero del professor Gianfranco Miglio (1918-2001) che, nel 1993, propose un esempio di costruzione politica ed amministrativa del territorio della Penisola italica, diversa dall'attuale centralismo di Roma Capitale. L'Italia come la Svizzera e come gli Usa, con la creazione di macroregioni autonome per salvaguardare il futuro del Paese, che avrebbero dato un federalismo avanzato alla Penisola, attuando le antiche autonomie presenti sul territorio. Lo stesso Miglio produsse un decalogo in cui venivano elencati i modi per realizzare il suo pensiero di Italia federale.

Identità Padana di Anonimo Padano - Selecta, pag. 251, euro 20,00

© RIPRODUZIONE RISERVATA