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La Turchia beffa l'Italia allo scadere

Un libero della Hollingsworth, su un dubbio fallo, regala alla Turchia una vittoria che soffre e non poco contro Zandalasini e compagne.

18 giugno 2017, 01:20

La Turchia beffa l'Italia allo scadere
L’Italia lotta, ci mette cuore e sofferenza, e a testa altissima esce sconfitta 54-53 dal match contro la Turchia. Un 54-53 a favore delle ragazze del Bosforo che arriva non senza qualcosa da recriminare per un fischio assai dubbio che a pochi secondi dalla fine regala i due liberi della vittoria ad una delle formazioni più forti del torneo. Non è la solita bella prestazione che finisce con la sconfitta, dove esaltavamo il coraggio e alla fine scrivevamo di “avversario superiore per talento”. L’Italia di Capobianco ha un futuro, ha una buona transizione difensiva, magari con qualche margine di miglioramento sul limitare queste giocatrici così grosse fisicamente, per limiti fisici ovviamente, ma quando va in controllo del ritmo non ha nulla da invidiare, e se Zandalasini che è una classe 96’ diventa la tua giocatrice di riferimento quando la palla pesa, allora si può lavorare.

Non si riduce tutto al tiro di Formica che si stampa sul ferro e che fa rimanere il +1 alle turche sul tabellone in chiusura. La gara è un misto di limiti offensivi da parte di ambo le formazioni. Le azzurre sfruttano alla grande la transizione primaria, iniziando anche bene dall’arco ma non trovando continuità. La Turchia per tutto il primo tempo non ha altro se non dalla Hollingsworth, mentre nel secondo tempo, con gli ovvii aggiustamenti sull’americana (torneremo sul tema più in là) sono Alben e Canitez a tirare la carretta, con canestri e giocate di intensità. Poi, se Vardarli che non ha fatto nulla per la gara, sparando a salve, a 5 dalla fine mette una tripla delle sue, di quelle che ti spezzano le gambe, sarebbe difficile vincere per chiunque. Con quella bomba le turche vanno al +5, massimo vantaggio della partita, a 4’ dalla fine, ma qui non hanno fatto i conti con Cecilia Zandalasini, che prende per mano le sue, dalla lunetta, lottando a rimbalzo, con quei jumper in movimento che sono il suo marchio di fabbrica ed è parità, a 1’20” dalla fine. Il tabellone va in crash, problemi vari e la Turchia sbaglia, si sgomita a rimbalzo e un contatto tra Ress e la solita Hollingsworth vede gli arbitri premiare, in maniera sospetta, la giocatrice della squadra di Mammun. L’1/2 basta, è vittoria per le biancorosse.

Capobianco ha potuto sfruttare tanto e bene le sue, alternando a dovere la uomo ma anche e soprattutto una zona fronte pari che ha messo la museruola al pick and roll centrale giocato da Alben, con la playmaker e leader emotivo delle turche che comunque chiuderà con 8 punti (orribili percentuali) e 4 assist. Ciò che ha fatto la differenza, è stata la buona capacità azzurra di passare dalla fase di rimbalzo a quella di attacco, con Dotto (4 punti e 5 assist) che ci ha messo cuore e grinta nel lanciare quella che sembrava a tutti gli effetti una 4x100. Purtroppo, contro la difesa schierata le azzurre sono incappate in una serata di brutte percentuali, con Sottana limitata a dovere dalla difesa e mai in ritmo, ma soprattutto a fare la differenza è la mole di rimbalzi offensivi che viene concessa alla nazionale di coach Mammum. Se il conto rimbalzi, che alla fine vede l’Italia soccombere 54-45 (in una gara in cui si è spingardato parecchio) non è così ampio, i 21 rimbalzi offensivi concessi non sono un dato accettabile contro una grande squadra.

A questo deve essere aggiunto che per tutta la gara le azzurre hanno combattuto con problemi di falli. Troppe volte il bonus è stato raggiunto troppo presto, con la Turchia che ha beneficiato di 30 tiri liberi (l’Italia solo 7) e ha fatto di necessità virtù quando le cose in attacco non giravano. Non può bastare una prova monumentale di Zandalasini (23 punti e 10 rimbalzi) a sparigliare, ma vanno fatti davvero i complimenti a questa ragazza, che si è presa le sue responsabilità, ha saputo trascinare le veterane. Qualche recriminazione con se stessa la si può ricercare in un paio di conclusioni affrettate dopo quella tripla di Vardarli, con Masciadri che da capitano ha portato la croce. Magari ci si sarebbe aspettato dalla veterana azzurra maggiore calma e lucidità, ma con un tiratore puoi amarlo o odiarlo, è solo questione di punti di vista.

Pur non segnando 5 minuti di fila per tutto il quarto periodo, l’Italia è riuscita a restare in gara anche grazie alla difesa. Crippa è quello che si potrebbe dire il cuore del gruppo, ma guardando agli ultimi 10 minuti, il lavoro di Cinili e De Pretto può dirsi davvero essenziale. Scivolare, star giù sulle gambe, catturare un rimbalzo e se serve essere pronte a sparare, mettendola pure. Capobianco ha responsabilizzato tutte, da chi gioca un minuto a chi ne deve fare 40’ e questo è un merito che fa crescere le più giovani. Non è da dimenticare che quasi l’intero secondo tempo delle azzurre è stato giocato senza Macchi, che ha preso un brutto colpo al volto – involontario va detto – dalla Hollingsworth, con perdita di sangue e direzione ospedale per accertamenti. Di certo la veterana avrebbe fatto comodo in quel finale concitato.

Last, but first, ci arriviamo: la partita viene decisa, senza troppi giri di parole, dalla prestazione straordinaria di Quanitra Hollingswort, una americana naturalizzata che fa tornare di moda il problema dei passaporti nel mondo FIBA. Mette 29 punti (sui 54 di squadra) con 21 rimbalzi, con la sola Ress capace di avvicinarla per centimetri. Sarebbe curioso immaginare cosa succederebbe senza queste concessioni, che alterano il gioco. Ce ne sono tante nel Dream Team americano che hanno chiare origini italiane, Diana Taurasi ed Elena Delle Donne su tutte, che amano il nostro paese ed hanno nonni o avi italiani al 100%, e sarebbe interessante pensare a cosa sarebbe potuto essere il nostro nucleo con una addizione del genere. Non conosco la Hollingsworth e non so che ascendente turco possa esserci, ma indipendentemente da tutto, la questione passaportate deve essere risolta una volta per tutte dalla federazione, perché tra federazioni permissive e motivi di ius soli, di cui si parla fin troppo, si rischia seriamente di alterare lo spirito di un gioco così bello.

In collaborazione con basketissimo.com

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