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EDITORIALE

Per Macron vittoria netta ma niente assegni in bianco

di Paolo Ferrandi -

21 giugno 2017, 19:55

Per Macron vittoria netta ma niente assegni in bianco

Emmanuel Macron ce l’ha fatta. I giornali di ieri certificano la sua vittoria. Il titolo di testa di «Le Monde » è «Législatives: le pari réussi de Macron», cioè «Legislative, la scommessa riuscita di Macron» e Le Figaro ripete lo stesso concetto: «Après l’Élysée, L’Assemblée», cioè «Dopo l’Eliseo (la Presidenza) anche l’Assemblea (la Camera)». Una vittoria che non ha le dimensioni pronosticate dai sondaggi che parlavano di oltre 400 seggi in un Parlamento che ne ha 577, ma che, con i 308 seggi di «La République en Marche» a cui si aggiungono i 42 degli alleati di «Mouvement Democrate», il partito di François Bayrou, fa 350, ben oltre la maggioranza assoluta. Anzi, anche il movimento di Macron da solo ha i numeri per essere autosufficiente, visto che bastano 289 seggi per avere la maggioranza.

Agli altri sono rimaste le briciole, ma non quel nulla che aveva fatto preconizzare – e temere – una Franca totalmente macronizzata. In effetti Jacques Chirac nel 2002 aveva fatto meglio di Macron con 365 seggi per la sua «Union pour un mouvement populaire». Giova anche ricordare che Chirac, quell’anno, divenne presidente battendo al ballottaggio Jean Marie Le Pen dopo aver conquistato al primo turno un misero 19,88%. Questo per dire che il sistema maggioritario a doppio turno dà quasi sempre maggioranze schiaccianti al vincitore. E Macron in questo senso non ha inventato nulla. Il nucleo più forte dell’opposizione resta quello gollista con «Les Républicains» che conquista 130 seggi, ma riescono a formare un gruppo parlamentare anche socialisti e estrema sinistra. Marine Le Pen, quella che secondo alcune analisi avrebbe potuto essere la prima donna a occupare l’Eliseo, entra alla Camera, ma il suo Front National non riuscirà a formare un gruppo parlamentare e quindi avrà un’operatività fortemente limitata nei lavori d’aula.
Quello che potrebbe indebolire il trionfo di Macron, invece, è la bassissima affluenza: l’astensione, è arrivata quasi al 60% (57,4%), cioè quasi sei francesi su quattro non hanno votato. Se si riportano questi numeri a livello di collegi, come ha fatto «Le Monde», si vede come solo nove dei 573 eletti al secondo turno (4 erano passati senza ballottaggio) hanno ricevuto più del 30% dei voti totali degli elettori del loro distretto elettorale. Se si aggiunge che più del 9% delle schede nelle urne sono bianche o nulle si capisce la rilevanza del problema. Bisogna anche dire che in Francia – se si contano anche le primarie dei principali partiti – si vota senza soluzioni di continuità da circa sei mesi. E un po’ di noia nel recarsi alle urne è quasi giustificata.

Ma ci sono anche parecchi lati positivi nella vittoria di Macron che, come fanno notare i giornali francesi, non è un assegno in bianco. Per esempio il fatto che la Camera si è rinnovata come non mai: sono 434 i novizi tra i banchi dell’Assemblea legislativa. Poi l’età media si è abbassata a 48,6 anni (rispetto ai 54,8 del 2012), e il 38,6% dei deputati sono donne, un record. In più, ed è forse la cosa più importante, gli elettori di Macron sono, secondo tutti i sondaggi, molto più ottimisti della media dei francesi e se – come nota Marcel Gauchet in «Comprendre le malheur français» – la malattia della Francia è il pessimismo su questo piccolo capitale di speranza Emmanuel Macron potrebbe fare grandi cose. Questo anche e soprattutto in un momento in cui la sfida del terrorismo islamista, una piccola guerra a bassa intensità sulle strade di Francia, è quotidiana
pferrandi@gazzettadiparma.net