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emergenza siccità

Coldiretti: Italia a secco, Po sotto di 1,5 metri

Dal bacino del fiume dipende 35% produzione agricola nazionale

23 giugno 2017, 14:03

Coldiretti: Italia a secco, Po sotto di 1,5 metri

Il livello idrometrico del fiume Po è più basso di oltre un metro e mezzo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con l’Italia che è a secco per la mancanza di pioggia. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti a Piacenza, la provincia dove insieme a Parma è stato dichiarato lo stato di emergenza da parte del Consiglio dei Ministri. La situazione del più grande fiume italiano è rappresentativa della crisi idrica - sottolinea la Coldiretti - che ha colpito la 'food valley' italiana mettendo in pericolo l’agricoltura ed il suo indotto dal quale dipendono centinaia di migliaia di posti di lavoro.
Tra la provincia di Parma e quella di Piacenza si coltiva 1/4 del pomodoro da conserva Made in Italy duramente colpito dalla siccità - aggiunge Coldiretti - ma a soffrire è l’intero bacino idrografico del Po dal quale dipende il 35% della produzione agricola nazionale. Sotto assedio ci sono province dove sono concentrati allevamenti di Parmigiano Reggiano e allevamenti di maiali e dove l’acqua è indispensabile per coltivare granturco e foraggio e per nutrire più di 650 mila bovini, che producono latte per i principali formaggi Dop italiani, oltre a 1,5 milioni di maiali, che forniscono le cosce per prosciutti Dop di Parma e di Modena e carne per salumi Dop come il Culatello di Zibello.
«In difficoltà sono in realtà i campi coltivati e gli allevamenti lungo tutta la penisola - prosegue Coldiretti - con danni stimati per quasi un miliardo di euro in agricoltura. Gli agricoltori sono già impegnati a fare la propria parte per promuovere l’uso razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti. Ma non deve essere dimenticato che l’acqua è essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio e la competitività dell’intero settore alimentare».

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