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IL CASO

Mutti: «La disabile esclusa dalla cena? Ho provato rabbia»

01 luglio 2017, 18:57

Mutti: «La disabile  esclusa dalla cena? Ho provato rabbia»

«Ho provato rabbia nel leggere la storia della ragazza disabile presa di mira, insultata ed esclusa dalle sue compagne dalla cena di classe. Rabbia ma non incredulità, perché sono consapevole che il mondo inclusivo non è una realtà ma un obiettivo, e questa capacità di arrabbiarsi serve per continuare a lottare per una società giusta, egualitaria e solidale». Questo il commento di Alberto Mutti, presidente provinciale di Anmic (Associazione nazionale mutilati e invalidi civili) che da oltre 60 anni si occupa della tutela dei diritti delle persone con disabilità, sul caso della studentessa disabile esclusa dalle compagne alla cena di classe. «Quelle giovani hanno calpestato la dignità della loro compagna - continua Mutti -. Ora comprendiamo la rabbia dei genitori, che si sono rivolti alla polizia postale, perché atteggiamenti di questo tipo non possono restare impuniti e non vale, in casi simili, l’attenuante dell’età adolescenziale. Nelle nostre scuole dobbiamo avere ottimi formatori e educatori. Dov’è finita l’educazione civica? L’Ufficio scolastico deve intervenire in quell’istituto con forza, perché questo è un caso grave».
E prosegue: «A farmi riflettere è anche la questione relativa alla gita. Colpevolizzare la studentessa disabile per la mancata organizzazione del viaggio, a causa della carrozzina, è esattamente il contrario di quello che dovrebbe accadere in una comunità giusta. Tutta la classe, insieme alle varie famiglie, avrebbe dovuto alzare la voce affinché la scuola organizzasse una gita accessibile, con tanto di pullman idoneo a trasportare la carrozzina: non è vero che non si può, basta volerlo. Invece si è pensato che l’uguaglianza fosse rimanere tutti a casa, quando rimanere a casa non è altro che una sconfitta. Dove sono finite le parole diritti, integrazione, inclusione? La disabilità riguarda tutti, perché la vita non si può prevedere e chiunque, da un momento all’altro, può ritrovarsi a fare i conti con una disabilità. Allora, a settembre, per l’inizio dell’anno scolastico, vogliamo invitare qui l’intera classe: gli studenti, i loro genitori e gli insegnanti, perché il fallimento, in questa triste storia, è di tutti. Qui in via Stirone, dove ha sede l’Anmic, c’è un presidio di inclusione e le porte sono sempre aperte: basta una loro telefonata per fissare data e orario. Avranno la possibilità di vivere una mattinata insieme a persone con varie disabilità, di visitare il Cepdi (Centro provinciale di documentazione per l’integrazione), con la sua biblioteca di circa 7 mila volumi, e di parlare con una psicologa. Siamo certi che varrà più di mille lezioni a scuola».