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COMMENTO

San Leonardo e il web, dal razzismo più becero alla solidarietà

di Chiara Cacciani -

14 luglio 2017, 13:11

San Leonardo e il web, dal razzismo più becero alla solidarietà

«Finché si ammazzano tra di loro..». «Ecco i nuovi parmigiani». «A San Leonardo mai successo niente di simile fino a quando non sono arrivati i neri». «Avete voluto Pizzarotti?».
Buonanotte, web. Buongiorno, web. Il passare delle ore, il farsi sempre più accurato della cronaca che arrivava dal condominio della doppia tragedia, le immagini strazianti del dolore di chi resta, non hanno cambiato la valanga di commenti di questo tenore arrivata al nostro sito e alla nostra pagina Facebook. Rimossi, ovviamente. Ma comunque inviati, digitati da persone reali anche se ti fanno strabuzzare gli occhi.
E' paradossale che in un luogo quale internet, in cui nulla va perduto e tutto è conservato, la memoria di troppi diventi improvvisamente e strumentalmente corta, cortissima, dimenticando quanto spesso raccontiamo i drammi che si compiono tra le nostre mura domestiche. Storie che ci restituiscono - nella stragrande maggioranza dei casi - nomi che sappiamo bene pronunciare e luoghi che non abbiamo paura a percorrere o ad abitare, titoli di studio e professioni varie, giovinezza e anzianità, agio e difficoltà quotidiana. E' una geografia di città falsata, quella delineata da chi di fronte alla violenza e alla morte (democraticissime: non conoscono distinzioni) gioca la carta becera del razzismo. E nega l'evidenza dei numeri e l'essenza delle vite perdute. Da Silvia a Arianna, da Elisa a Maria Virginia. E dei loro carnefici, pure.
Eccoli, i tasselli dell'ultima storia: quella di un padre che ha lasciato un lavoro sicuro per accettarne uno all'estero che gli permetteva di sognare più in grande per la sua famiglia. Di una madre lavoratrice, di un figlio anche lui occupato, di un secondo che aveva tentato di far fruttare il talento calcistico, e della piccola di casa sui banchi di scuola. La storia di chi torna dalle vacanze nel paese d'origine con un carico di prodotti tipici da condividere a cena con gli amici. Di chi frequenta regolarmente la propria comunità religiosa, non ha mai avuto problemi con la giustizia (e imbarazza perfino specificarlo), e affronta la crisi di un figlio provando a stargli vicino.
E' talmente comune che poteva essersi srotolata al Cittadella o al Lubiana, a Vigatto o in provincia, la storia familiare che ha abitato fino a ieri il civico 21 di via San Leonardo. E basterebbe guardare quei due sacchi scuri che escono da un condominio come tanti e tra tanti per riuscire a vedere solo ciò che dolorosamente racchiudono: Patience e Maddy, una mamma e una bambina. Uccise.
Il web, dicevamo. Il web che maschera e colpisce, ma il web che restituisce anche dignità e solidarietà. Perché c'è anche quello in risposta ai commenti razzisti, e l'effetto – col passaparola – diventa subito concreto: c'è chi lancia l'idea di non lasciare cadere tutto nel silenzio (a partire dall'associazione Non una di meno Parma) e c'è chi sposa subito l'idea. I tempi sono stretti, quelli della burocrazia lunghi, e allora ecco l'appuntamento spontaneo davanti alla casa di Patience e Maddy. Una candela in mano, un abbraccio simbolico a chi è partito, a chi resta e a tutta la comunità ghanese. Per dire che non esiste "loro" e non esiste "noi" ma solo un ennesimo, collettivo dolore.

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