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MASSACRO

Solomon ha anche infierito sui cadaveri della madre e della sorellina

14 luglio 2017, 07:03

Solomon ha anche infierito sui cadaveri della madre e della sorellina

Georgia Azzali

«Ho anche una sorellina». E l'imbarazzo davanti alla telecamera si scioglie in un sorriso dolce. Parlava così, tre anni fa, Solomon Nyantakyi, al microfono di Parma Channel dopo la sua prima panchina in serie A con la maglia crociata. Ma il corpo della piccola Maddy è stato straziato: colpi anche dopo la morte. Su di lei. E sulla madre Patience. Dalle prime foto scattate dagli investigatori (e allegate agli atti del decreto di fermo), pare che Solomon si sia accanito sui cadaveri, tentando forse di farli a pezzi. La trama di un orrore che non si riesce a «conciliare» con quel ragazzino - timido e sfuggente - che guarda in camera e poi abbassa quasi subito lo sguardo. Ma sembra commosso quando racconta di quella sorellina.

Le foto dell'orrore

Quelle immagini, però, sono di una crudeltà brutale. Colpi di coltello e mannaia che hanno devastato i corpi. Un «overkill» che andrà analizzato. Spiegato. A partire dal movente, ancora di fatto misterioso. «Sono stato io. Avevamo litigato»: troppo scarne quelle parole consegnate agli uomini della Polfer di Milano che l'hanno bloccato in stazione centrale. Troppo poco per dare corpo a un movente. Perché nel primo pomeriggio di martedì, in quell'appartamento al sesto piano di via San Leonardo 21, Solomon si è trasformato in un assassino spietato. Ha ucciso madre e sorella e si è accanito anche sui loro corpi senza vita. Ma poi ha anche ripulito i coltelli e la mannaia. E si è cambiato. Non c'erano tracce sui suoi vestiti quando è stato bloccato mercoledì mattina a Milano, dopo aver peregrinato in varie stazioni: Bologna, Ravenna, Rimini.

A colloquio con il difensore

Scortato dallo scalone della stazione centrale al furgone della polizia, è poi finito in una cella di San Vittore. Nella tarda mattinata di ieri ha incontrato il suo difensore, Vincenzo Agostino Cecere. Un'ora di colloquio, più o meno. Solomon ha imbastito il suo primo racconto. «Sì, abbiamo parlato, ma non saprei dire come sta. E' troppo presto per capire qual è la situazione - sottolinea l'avvocato Cecere -. Comunque, non voglio entrare nel merito del colloquio, anche se certamente è riuscito a dire alcune cose, dando delle spiegazioni». E quelle foto terribili? Quelle ferite che sarebbero state inferte anche post mortem? «Troppo presto per parlarne - si limita a dire il difensore -. Sono tutti aspetti che andranno approfonditi in sede di indagine. Non posso avere ancora un quadro completo del caso».

Un'aggravante da ergastolo

Ma oggi Solomon dovrà decidere se e cosa raccontare al gip di Milano: l'appuntamento per l'udienza di convalida del fermo è prevista per stamattina nel carcere di San Vittore. Potrebbe mettere insieme i primi pezzi della «sua» verità, oppure decidere di avvalersi della facoltà di non rispondere. La richiesta di convalida è stata girata ieri al giudice dal sostituto procuratore milanese Luca Gaglio, che aveva ricevuto gli atti dal pm parmigiano Paola Dal Monte, titolare dell'inchiesta. A Solomon viene contestato il duplice omicidio volontario, aggravato dall'uccisione dell'ascendente. Almeno per ora, l'aggravante della crudeltà non è stata contestata, ma - da sola - quella dell'assassinio della madre può «valere» l'ergastolo.

L'incarico per le autopsie

Passaggio fondamentale, quello della convalida del fermo. Ma cruciali saranno anche le autopsie sui corpi di madre e figlia: l'incarico all'anatomopatologo Paolo Tricomi di Lecco e al medico legale Domenico Castaldo di Legnano, oltre che alla collega dell'Università di Parma, Maria Laura Schirripa, sarà affidato la prossima settimana. Il tempo necessario per consentire a Solomon di essere eventualmente presente, o comunque di poter nominare un consulente. Nel frattempo, il ragazzo potrebbe essere trasferito da San Vittore a Parma, ma comunque sia resta il suo diritto a presenziare, nel caso lo voglia. Spetterà ai medici legali ricostruire il massacro. Spiegare l'orrore di quei colpi, molti dei quali potrebbero essere stati inferti quando Maddy e la madre erano già morte.