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EDITORIALE

Macron, i risultati della politica pop

di Paolo Ferrandi -

17 luglio 2017, 19:51

Macron, i risultati della  politica pop

Possiamo prenderla alla leggera, e considerarlo come un perfetto esempio di politica spettacolo: la fotografia di Emmanuel Macron, Donald Trump e le rispettive consorti che cenano sulla Tour Eiffel, la bellezza di Parigi squadernata ai loro piedi, è perfettamente pop. Tutto è perfetto, dai piatti, ai vestiti – oddio, come al solito la cravatta di Trump è troppo lunga, ma ormai quello è il suo marchio di fabbrica –, perfino gli zigomi di Melania sembrano quasi naturali. Potrebbe essere una foto di scena di un reality show di ricchi e famosi. E in qualche modo lo è. Come del resto è politica pop la banda dell’esercito francese – tutti con una divisa diversa, ma eleganti come soldatini di stagno – che al posto di marce militari suona un «medley» di pezzi dei Daft Punk, il duo di punta della musica pop francese. Un’immagine molto più «cool» – nel senso della «Cool Britannia» di Tony Blair – di quella tradizionale dei barbuti «sapeurs», gli zappatori, con le divise da parata della Légion etrangère.

La politica pop, quella commistione di esibizione del potere secondo gli stilemi dello star system, dove le figure politiche diventano membri del jet set, e giornalismo politico che diventa «infotainment», cioè giornalismo spettacolo, è una delle costanti del nostro tempo. Prima di giudicarla e considerarla una forma di decadenza, dovremmo fare uno sforzo di comprensione e andare oltre la superficie patinata.

La sua strategia, oltre l’apparenza, Macron l’ha spiegata con un’intervista al «Journal du Dimanche». L’idea di base era quella di riaffermare i legami storici tra la Francia e gli Stati Uniti cercando di costruire un rapporto personale con Donald Trump per arrivare a «una relazione di fiducia rispetto all’insieme dei problemi strategici, compresi quelli dove non c’è accordo». Il tutto da una posizione di parità rispetto a Trump, anche questa fotografata in un momento di pura politica pop: la stretta di mano infinita e «spezza ossa» del loro primo. Che questa strategia sia stata un successo lo dimostra il fatto che la foto d’apertura dell’account twitter di Trump, il suo strumento di comunicazione preferito, ora è un’immagine della parata del 14 luglio.

Anche ieri Macron ha fornito un esempio magistrale di politica pop con la cerimonia al «Vél d’Hiv», il velodromo dove furono rinchiusi 13.152 ebrei francesi, 3.000 erano bambini, rastrellati tra il 16 e il 17 luglio 1942, che poi furono avviati allo sterminio. Il presidente – che aveva al suo fianco il premier israeliano Benjamin Netanyahu – non si è limitato a ricordare l’episodio, ma ha riaffermato con forza le responsabilità dello Stato francese. Una risposta diretta a Marine Le Pen che, in campagna elettorale, aveva negato questa responsabilità. Ma non è finita: Macron ha chiesto, in questa occasione solenne, chiarezza sulla morte di Sarah Halimi. La Halimi, ebrea, è stata uccisa da un musulmano radicalizzato originario del Mali che prima di gettarla da una finestra, l’ha picchiata a sangue. L’assassino è stato rinviato a giudizio per omicidio volontario, ma senza l’aggravante dell’antisemitismo. Una decisione che ha fatto molto discutere. E il presidente, in questo modo, ha riaperto il dibattito su un nuovo volto dell’antisemitismo, quello che si traveste da antisionismo e che è presente in molta sinistra e in molta propaganda islamista, non solo radicale.
pferrandi@gazzettadiparma.net