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L'INNO

Fratelli d'Italia, da provvisorio a ufficiale: primo sì

23 luglio 2017, 21:30

Fratelli d'Italia, da provvisorio a ufficiale: primo sì

Primo sì in Parlamento per il riconoscimento dell’Inno di Mameli quale Inno ufficiale della Repubblica. E’ infatti stata approvata in Commissione Affari costituzionali della Camera la proposta di legge del Pd, non senza una inaspettata polemica, vista la contestazione in chiave anti-risorgimentale di Gianluigi Gigli, cattolico e presidente del Movimento per la Vita, che ha provocatoriamente proposto di sostituire la «marcetta di terz'ordine» con «'O Sole mio». E non mancano novità per come in futuro sarà eseguito l’Inno.
La legge si è resa necessaria dato che l’Inno di Mameli è solo «provvisoriamente» l’Inno nazionale, come ha stabilito il Consiglio dei ministri il 12 ottobre 1946. Nelle precedenti legislature sono state presentate analoghe proposte di legge, mai però approvate. E anche questa volta l’incognita risiede nei pochi mesi che ancora mancano alla fine della legislatura.
Questa volta però la sorpresa è giunta dalla dura opposizione di Gigli, presidente del Movimento per la vita, che nella seduta di approvazione ha attaccato l’Inno sul piano «estetico» sia per la musica ("una marcetta") che per il testo ("patriottardo e militarista"), contestando il Risorgimento, «un moto unitario nato male, fuori da ogni moto di popolo», ha sostenuto, «voluto dalla massoneria imperante e dai peggiori nazionalismi». Cosa che ha suscitato la reazione del presidente della Commissione Andrea Mazziotti di Celso, appartenente ad una antica famiglia napoletana distintasi nell’Ottocento per il sostegno al movimento risorgimentale, che ha respinto le parole di Gigli per «un’impostazione veterocattolica e anti nazionale contraria anche alla breccia di Porta Pia». Gigli ha proposto di adottare «'O sole mio», cosa che avrebbe suscitato il suo «entusiasmo», ed ha presentato una serie di emendamenti soppressivi tutti però respinti.
Ma ci saranno delle novità nelle esecuzioni. La legge stabilisce che «La Repubblica riconosce il testo del "Canto degli italiani" di Goffredo Mameli e lo spartito musicale originale di Michele Novaro quale inno nazionale». Tuttavia del testo di Mameli, ha sottolineato la relatrice Daniela Gasparini (Pd), «per prassi consolidata e secondo le indicazioni del cerimoniale diplomatico della Repubblica, negli eventi ufficiali vengono eseguite solo le prime due strofe» delle sei del testo completo. Quindi il rischio è di esecuzioni molto lunghe nelle cerimonie ufficiali, comprese le partite di calcio. Per questo la relatrice ha inserito un secondo comma che attribuisce al Governo la definizione delle modalità di esecuzione del Canto degli Italiani nelle cerimonie ufficiali.

Il testo integrale

Fratelli d'Italia,
L'Italia s'è desta;
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma;
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
L'Italia chiamò.

Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme;
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
L'Italia chiamò.

Uniamoci, amiamoci;
L'unione e l'amore
Rivelano ai popoli
Le vie del Signore.
Giuriamo far libero
Il suolo natio:
Uniti, per Dio,
Chi vincer ci può?

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
L'Italia chiamò.

Dall'Alpe a Sicilia,
Dovunque è Legnano;
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core e la mano;
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla;
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
L'Italia chiamò.

Son giunchi che piegano
Le spade vendute;
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia
E il sangue Polacco
Bevé col Cosacco,
Ma il cor le bruciò.

Stringiamci a coorte!
Siam pronti alla morte;
L'Italia chiamò.