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Il racconto della domenica

Da lontano sembrano formiche

di Marta Silvi Bergamaschi -

07 agosto 2017, 14:25

Da lontano sembrano formiche

Le formiche sono così piccole che possono nascondersi – disse Aldo. – E allora? – chiese Sergio.

–Allora niente. Sono piccole e felici. Si aiutano. Vivono in una società perfetta. Ci sono regole, c’è la solidarietà. – Ma tu – continuò Sergio – come le sai queste notizie sulle formiche? Mi stai prendendo in giro? E chi gliele ha insegnate le regole? –

– Ho letto un vecchio libro di mio padre, c’è tutto sulle formiche: Mi è parso un mondo molto bello, ma non ne sono sicuro. – Ribatté Sergio: – Allora è una tua fantasia. – Il silenzio li avvolgeva, s’udiva solo un temporale che si avvicinava. – Via, bisogna correre! –

Trovarono dei portici, la pioggia scrosciava dura, i portici erano un riparo per tutti. Non erano soli. C’erano ragazze eleganti, signore e signori, vecchi, mendicanti, cani silenziosi al guinzaglio., tutti col naso all’insù.

Disse Sergio: – Le ragazze sono belle, tentiamo? Tanto stamattina la scuola è già iniziata.

Due ragazze erano occupate dietro il sedere di un grosso signore, fiducioso come un cane labrador. – Hai visto le ragazze, tutte vestite bene e griffate, guarda come sfilano il portafoglio dell’imbecille – disse Sergio avvicinandosi alle ragazze e salutandole. – Salve – risposero insieme. – Ha smesso di piovere, continuò Aldo, venite a spasso? – E l’intraprendente Sergio propose di fare un giro verso i giardini pubblici. La pioggia aveva rallentato il ritmo della città, i bar erano gremiti e così gli autobus.

Chissà quale programma aveva Sergio, sempre sicuro di sé, salvo poi far figuracce a scuola quando l’interrogavano, sempre però rispettato da tutti. Aldo a scuola se la cavava discretamente, eppure si sentiva insicuro. Come ora. Non sapeva cosa dire alle ragazze che bisbigliavano fra loro chissà quali segreti. Un portafoglio lui non l’aveva mai rubato, Sergio chissà! E fu Sergio a parlare: – E allora ragazze che stavate disegnando sul sedere di quel signore? – Le due lo guardarono con occhi da pesce morto. – Che cosa vuoi dire? – disse Alessia con voce dura. – Voglio dire? Dico fuori il malloppo che contiamo la grana. – Sandra, minuta e fragile, cominciò a tremare e rivolta ad Alessia: – Ti avevo detto di non farlo! – E Alessia di rimando: – Tu taci smorfiosa che la tua paghetta settimanale la prendi, io no. – Ad Aldo tutto sommato facevano pena e ripensò alle formiche dicendosi tra sé: loro queste faccende non le combinano, ma non volendo essere meno di Sergio disse: – Allora lo vediamo questo portafoglio? – Alessia cincischiava con il corpo del reato. Il portafoglio era gonfio, cominciarono a sfilare i biglietti da dieci, venti, cinquanta. – Guarda quanti soldi! – disse Sergio – ora carine contiamo e dividiamo –. Erano più di duecentocinquanta euro. Le ragazze avevano perso la loro sicurezza, erano serie e impacciate, con le labbra all’ingiù come i bambini quando accennano a piangere, ma non dissero nulla. Allora Sergio riprese: – Cosa vogliono fare le signorine? Vogliono per caso venire con noi? O non ci stanno? – Aldo sottovoce disse: – Smettila, non vedi come sono conciate? – Infatti le ragazze si alzarono e se ne andarono lungo il viale velocemente senza neppure salutare. Furono presto lontane: due figurette ritagliate verso il cielo che si era fatto azzurro, due figurette piccole piccole. – Sembrano formiche – commentò Aldo.