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editoriale

La normalità fragile dell'età del terrorismo

di Paolo Ferrandi -

10 agosto 2017, 19:31

La normalità fragile dell'età del terrorismo

La prima pagina di «Le Monde» di ieri aveva come titolo di apertura un'inchiesta sul ritorno del turismo in Francia. E le conversazioni a Parigi sono monopolizzate dall'ingaggio record di Neymar, non certamente dalle minacce dell'Isis. Tutti segni di una ritrovata normalità dopo gli anni delle stragi, iniziati con la mattanza del Bataclan. Solo l'anno scorso, lo ricordiamo, l'attentato della sera del 14 luglio a Nizza, a cui era seguita, il 26 luglio, la morte per sgozzamento di padre Jacques Hamel mentre stava celebrando la messa a Saint-Étienne-du-Rouvray, vicino a Rouen, avevano sprofondato la Francia nella paura e certamente non avevano aiutato il turismo.
Eppure ieri c'è stato l'ennesimo attacco - nel 2017 le forze di sicurezza francesi sono state attaccate sei volte, undici volte negli ultimi tre anni - ai militari che pattugliano le strade di Francia con l'operazione «Sentinelle». Per fortuna questa volta - al contrario di quanto accaduto il 20 aprile scorso quando, a pochi giorni dal primo turno delle elezioni presidenziali, un poliziotto fu ucciso a colpi di kalashnikov sugli Champs Elysées e altri due colleghi furono feriti - nessuno dei sei militari investiti volontariamente da un'auto è in pericolo di vita, anche se tre sono gravi. L'attentatore è stato preso dopo poche ore con un'operazione estremamente decisa. Ora è ricoverato all'ospedale per le ferite d'arma da fuoco. Il copione è il solito. Si tratta di un algerino di 37 anni con piccoli precedenti penali. La polizia è alla ricerca di eventuali complici. Gli sviluppi dell'inchiesta ci diranno se e quando si è radicalizzato anche se sulla matrice terroristica non sembrano esserci dubbi. Insomma, il fantasma dell'Isis è tornato ad aggirarsi per la Francia. Anche se fa meno paura. E, soprattutto, è diventato un fantasma familiare, visto che ormai è entrato nelle nostre vite. Ne teniamo conto e ci comportiamo di conseguenza.
Il primo ministro, Edouard Philippe, per esempio, ieri durante il suo intervento all'Assemblea nazionale, ha ricordato l'esigenza «di uscire dallo stato di emergenza che è uno stato transitorio». Lo stato d'emergenza, lo ricordiamo, è in vigore in Francia dalla strage del Bataclan e da allora è stato sempre prorogato. Ma non per questo la vigilanza e le misure antiterrorismo saranno allentate. La minaccia - ha ricordato il primo ministro - «è elevata e non sparirà».
Solo che per combattere questa minaccia servono leggi ordinarie mirate - come quella che dovrebbe entrare in vigore all'inizio di novembre quando terminerà lo stato d'emergenza - e non misure transitorie. Perché, appunto, la possibilità di attentati islamisti non verrà meno. Anche se l'Isis sembra ormai sull'orlo del collasso in Siria e in Iraq e anche le cellule europee mostrano segni di indebolimento sia dal punto di vista logistico che dal punto di vista militare. Gli attentati più sanguinosi di quest'anno sono stati portati a termine in Gran Bretagna con armi improvvisate come auto e coltelli. Tutti tranne uno - quello terribile e sanguinoso di Manchester all'uscita del concerto di Ariana Grande - dove è stato impiegato dell'esplosivo. Ma si tratta di un atto terroristico pensato in Libia, anche se ispirato dall'Isis.
Il terrorismo islamista è un'idra dalle cento teste. Il Califfato è stato sconfitto sul terreno, ma questo sposta soltanto il problema. E in attesa della prossima ipostasi del terrore dobbiamo rafforzare le difese, continuando a vivere le nostre vite, ma sapendo che non è finita.

pferrandi@gazzettadiparma.net